domenica 10 febbraio 2013

FUORI DALL’EURO! BANK OF AMERICA E MERRIL LYNCH CI CONSIGLIANO DI USCIRE DALL’EURO.

Un recente Rapporto di Merrill Lynch sostiene che l’Italia è, fra i Paesi “periferici” europei, quello che avrebbe la maggior convenienza ad abbandonare l’euro. “L’Italia ha più incentivi della Grecia a uscire volontariamente dalla zona euro – si legge nel Rapporto -, mentre sarà più costoso per la Germania mantenere l’Italia all’interno.
Ciò significa che l’Italia potrebbe essere ancora più riluttante della Grecia ad accettare dure condizioni per rimanere”. 
Le motivazioni fornite a sostegno di questa ipotesi possono così riassumersi. Innanzitutto – il che peraltro varrebbe per tutti i Paesi dell’eurozona nel caso questa deflagri – l’Italia potrebbe avvalersi dello strumento delle svalutazioni competitive, modificando unilateralmente il tasso di cambio, e accrescendo le proprie esportazioni. Va detto che l’effetto collaterale di queste politiche – effetto sperimentato diffusamente negli anni nei quali l’Italia le ha adottate – consiste in un aumento del tasso di inflazione, imputabile a un aumento dei prezzi dei prodotti importati. E tuttavia, stando a Merrill Lynch, il primo effetto, per l’economia italiana, potrebbe essere di entità maggiore del secondo, a ragione del fatto che, molto più degli altri Piigs, l’Italia ha una struttura produttiva (ancora) relativamente robusta, con una quota relativamente significativa di imprese ben posizionate nei mercati internazionali.
In secondo luogo, come si legge nel Rapporto, potendo – nelle nuove condizioni – la Banca d’Italia stampare moneta (anche in questo caso, avverrebbe per qualunque altro Paese che abbandoni l’euro), ciò costituirebbe un potente freno alla speculazione sui titoli del debito pubblico. Si cita, a riguardo, l’esperienza russa. La Russia dichiarò default sul debito sovrano nel 1998 e dopo poco meno di un anno i titoli pubblici e privati di quel Paese subirono un consistente aumento di rendimento.
Uno studio della Bank of America/Merril Lynch, non proprio due istituzioni caritatevoli, tira in ballo la teoria dei giochi (Game Theory, nell’articolo), e nel finale apre la porta a conclusioni sconvolgenti.
Se consideriamo che la Germania e la Francia si stanno lentamente divaricando (segno di una prossima paralisi), che i partiti d’opposizione tedeschi stanno allontanandosi dal loro sostegno agli Eurobonds, che il “Movimento 5 stelle”, in Italia, si sta impennando (fatto che sta già complicando il programma di riforme del governo Monti), possiamo concludere di come questi fatti segnalino che il terreno comune nell’Eurozona si sta lentamente riducendo, e che il tempo sta per scadere.
Per approdondire


sabato 9 febbraio 2013

I Vaccini provocano autismo: la prova


Nel 2011 il bugiardino del vaccino Tripedia DTaP (antidifterite-tetano-pertosse) della Sanofi Pasteur Msd, segnala le seguenti reazioni avverse:
Adverse events reported during post-approval use of Tripedia vaccine include idiopathic thrombocytopenic purpura, SIDS, anaphylactic reaction, cellulitis, AUTISM, convulsion/grand mal convulsion, ENCEPHALOPATHY, hypotonia, NEUROPATHY, somnolence and apnea”.
(Traduzione):
Le reazioni avverse riportate durante l’uso post-approvazione del vaccino Tripedia includono purpura trombocitopenica idiopatica, SIDS, reazione anafilattica, cellulite, AUTISMO, convulsioni / convulsioni da grande male, ENCEFALOPATIA, ipotonia, NEUROPATIA, sonnolenza e apnea“.
La Food and Drug Administration (Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali) è l’ente del governo nord-americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici. Se la FDA attesta che i vaccini provocano autismo avrà pure qualche fondamento scientifico. O anch’essa è un’istituzione di folli complottisti?
Allora come fanno i pediatri, i responsabili delle Aziende sanitarie locali, i baroni accademici, i luminari della medicina al soldo della aziende farmaceutiche e i  filo-vaccinatori su internet a continuare a negare l’evidenza? Semplice malafede? Sono in gran parte al soldo delle spietate multinazionali del crimine planetario? Oppure sguazzano nella bieca ignoranza?
Ma vuoi vedere che si tratta di semplice analfabetismo (funzionale) di ritorno? Forse, tutti questi negazionisti a spron battuto non comprendono la lingua italiana e meno che mai quella inglese.
la prova:
Commenti:
@anonimo: Qualche anno fa, nel tentativo di capire cosa poteva essere accaduto a mio figlio, condussi una sorta di indagine su un vaccino: emerse una brutta storia di neonati-cavie e di successivo ritiro dal mercato avvenuto nel più torbido dei silenzi. Quasi nello stesso periodo presentai anche un esposto alla Procura di Torino, che fu poi archiviato, un paio di anni dopo, per il raggiungimento dei termini di prescrizione del reato ipotizzato.
Purtroppo queste sono vicende destinate a ripetersi, sia perché in circolazione ci sono individui e società che di fatto godono della più totale immunità, sia perché ancora in troppi mostrano cieca fiducia in questa gentaglia.
Qui l’inutile frutto del mio impegno
http://www.tuttosteopatia.it/wp-content/uploads/ce09296261ffee093daf04d53b36f532.pdf
@marina: I vaccini non solo provocano autismo ma anche allergie e chissà cos’altro ancora. Sono da evitare…lo dico da mamma di un bimbo che nonostante sia nato sano e allattato esclusivamente al seno fino ai 6 mesi e svezzato senza pappe del supermercato ma il più naturali possibili è diventato multiallergico a un sacco di cose…
Ora, può essere l’inquinamento, può essere il cibo che al giorno d’oggi fa sempre più schifo..ma sono convinta che gran parte della colpa sia dei vaccini.
Abbiamo deciso di non continuare a vaccinarlo e dopo visita dell’assistente sociale a casa e colloquio aspettiamo di sapere cosa ha deciso il truibunale. Siamo tranquilli…non vogliamo mai più vaccinare nostro figlio e spero che in tanti capiscano quello che stanno per fare ai propri figli prima di vaccinarli.

La Rivoluzione del Filo di Paglia


L’intervista che Masanobu Fukuoka rilasciò durante la sua visita in Italia alla Fondazione Bhole Baba di Cisternino (Br).
Che differenza c’è fra la fede religiosa, l’ideologia, il rigore scientifico o quello morale?
Probabilmente nessuna: tutto rientra nella forma che ogni individuo mette nelle sue azioni. Per Masanobu Fukuoka l’agricoltura non è la mano pesante dell’uomo che vuol cavare il massimo dalla terra. Anzi la terra stessa coincide con il cammino dell’uomo. Quello fatto di equilibrio naturale, biologico, in una parola, quello che oggi viene chiamato sviluppo sostenibile. 
Lui è un precursore, la sostenibilità l’ha praticata, sperimentata ed è diventata filosofia, modo di vivere. Combatte l’aridità e la desertificazione spargendo semidi essenze che potrebbero adattarsi ad una determinata zona, protetti da una capsula di argilla per difenderli da insetti, roditori e uccelli. Poi lascia fare alla natura.  Quello che germoglierà sarà il meglio per quell’area geografica.
Così sta ricostruendo la vegetazione in aree desertiche in India, nel nord della Grecia, su 10 mila ettari attorno al lago Vegoritis, e anche in una zona sperimentale a Cisternino, in provincia di Brindisi. Il problema della desertificazione è cruciale per la nostra generazione e per le prossime, sotto il profilo dell’alimentazione e dell’assottigliamento delle superfici vivibili. Si profilano apocalittici scenari, complici un pluridecennale supersfruttamento agricolo e i conseguenti cambiamenti climatici.
“Quando ero nel deserto degli Stati Uniti - dice Fukuoka - ho percepito che la pioggia non cade dal cielo ma sorge dal suolo. I deserti non si formano perché non c’è la pioggia, al contrario, la pioggia non cade perché la vegetazione è scomparsa”. Ha dedicato cinquant’anni della sua vita all’agricoltura naturale e quindici per combattere la desertificazione. “Anche se tutto ciò può sembrare l’illusione di un contadino che ha tentato invano di tornare alla natura e al fianco di Dio, desidero ugualmente diventare colui che pianta questo seme. Niente mi renderebbe più felice che conoscere altre persone che la pensano allo stesso modo”.
E i suoi semi stanno già germogliando. Qua e là vi sono piccole comunità di persone che hanno sposato un altro ritmo di vita, un altro tempo, rifuggendo i bisogni fittizi imposti dalla società. Anche a Cisternino è stata costituita una fondazione, si chiama Bhole Baba, ha messo a disposizione i suoi terreni che gli stessi fondatori coltivano e in questi giorni ospitano Fukuoka presentandolo e facendolo parlare con intere scolaresche.
La trasferta pugliese si è poi conlusa in una giornata all’Istituto agronomico mediterraneo di Valenzano, con la presentazione del direttore Cosimo Lacirignola. Qui l’abbiamo incontrato. Aveva custodito gelosamente un grappolo di semi di riso, una pianta che riesce a produrre fino a 350 chicchi. La mostra con orgoglio e con timore.
E’ quello che ha prodotto il suo sistema che lascia fare alla natura e che fa gola alle multinazionali della produzione agricola, in barba alla biodiversità e all’interesse degli agricoltori: “a loro sta a cuore solo la produzione”, dice. Ha avuto pressioni per cedere i semi ma non ci pensa nemmeno: ”l’ingegneria genetica ne farebbe degli ibridi, li distruggerebbe e decreterebbe la scomparsa degli agricoltori”.
Signor Fukuoka, lei vuole curare la terra ferita. Fino ad ora quali risultati ha ottenuto sul campo?
Buoni in Somalia, Etiopia e Tanzania. Si è riusciti a creare anche piccoli orti e, in alcuni casi, dopo sei mesi sono spuntate piante di papaia e banane. Ma esiste un deserto peggiore, fatto di pietre, che si trova in Grecia e in Italia. Qui è ancora più difficile. Abbiamo iniziato l’anno scorso in Grecia una semina su 10 mila ettari, cui hanno partecipato tremila persone venute da tutti i paesi d’Europa.
Secondo lei quanto tempo passa tra l’inizio di un processo di rinverdimento e la nascita di piante superiori?
In media cinque anni, ma dipende anche dalla quantità dei semi che si inseriscono in ogni pallina d’argilla….
Articolo tratto da Terra Nuova

Tutti i Vaccini analizzati risultano contaminati da Particelle Inorganiche e Metalli Pesanti


21 vaccini esaminati, 21 vaccini contaminati da particelle solide, inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibiliIn altri paesi del mondo, questa notizia, avrebbe fatto saltare teste e poltrone di dirigenti sanitari, tecnici e politici, probabilmente sarebbe intervenuta anche la magistratura, ma in Italia no, questo non avviene. In questo paese una notizia del genere non viene diffusa e se si diffondesse verrebbe immediatamente ridimensionata attraverso la macchina del fango.
Una diecina d’anni fa lavorando per una tesi di laurea, analizzammo 19 campioni vaccini tutti diversi tra loro e li trovammo tutti inquinati da micro- e nanoparticelle di composizione chimica piuttosto varia.
Quasi un paio d’anni fa, su richiesta della trasmissione TV Le Iene, analizzammo un campione del vaccino anti-papilloma virus, trovandolo pure quello inquinato. Nonostante le ore di ripresa effettuate e la mia intervista con Roberto Biasio, direttore medico della Sanofi Pasteur, la distributrice del prodotto, il servizio non andò mai in onda.
Può essere interessante riferire come la rivista Il Salvagente abbia pubblicato una lunga intervista con me (n. 38 – 27 settembre – 4 ottobre 2012) cui, nello stesso numero, rispose il dottor Biasio secondo il quale le nostre analisi sono “condotte con metodologia seria” ma non c’è motivo di allarme perché non ci sono leggi che normino quelle presenze per indebite che quelle siano. Altra affermazione è che i nostri ritrovamenti sono “rarissimi casi isolati”, cosa quanto meno bizzarra perché non ci è mai capitato di trovare vaccini puliti e la probabilità d’imbroccare ogni volta un caso rarissimo è di un’improbabilità assoluta. Inoltre – aggiunge ancora Biasio – se ci sono particelle in un vaccino, il medico se ne accorge con una semplice ispezione visiva. Questo significa che il medico, guardando la fiala prima dell’iniezione, vede ad occhio qualcosa che è visibile solo al microscopio elettronico.
Altrettanto interessante, sempre nello stesso numero della rivista, è ciò che sostiene Stefania Salmaso, direttrice del Centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto superiore di sanità. La tesi è che le nostre analisi sono “estemporanee e non ripetibili”. Il che è quanto meno curioso, se non altro perché non è chiaro l’uso dell’aggettivo estemporaneo, non fosse altro che perché la metodologia che noi abbiamo messo a punto è validata dalla Comunità Europea e mia moglie è inserita dai suoi colleghi a livello planetario in quello che si chiama College of Fellows, il gruppo in cui sono riuniti i 32 scienziati più grandi del mondo nel settore della bioingegneria e dei biomateriali. Quanto alla non ripetibilità, temo che la dottoressa Salmaso non abbia le idee chiare in proposito, essendo tutto perfettamente riproducibile a patto, naturalmente, di sapere che cosa cercare e come fare. In aggiunta c’è la dichiarazione sempre della dottoressa Salmaso secondo cui ogni lotto di vaccino è controllato da “una serie di controlli di qualità stringenti standardizzati”. Non resta che interrogarsi sulla metodologia con cui quei controlli sono effettuati.
Qualche anno fa sono riusciti a controllare altri due vaccini, trovandoli ambedue inquinati sempre da polveri inorganiche non biocompatibili. Così, in totale, 21 sono i campioni di vaccini analizzati, vaccini diversi per produzione e per indicazione, e per 21 volte il risultato è stato lo stesso: più o meno come fare 13 al totocalcio 21 volte di seguito.
Concludendo, l’oggettività delle analisi indica che quelle polveri contengono un po’ di tutto, dal Nichel al Piombo, e sono in ogni caso incompatibili con l’organismo umano. Ognuno valuti da sé.
Il dottor Montanari e la dottoressa Gatti, quando a fine ottobre vennero ritirati dal mercato i vaccini della Novartis, riuscirono ad acquistare in extremis il vaccino antinfluenzale Agrippal S1, per analizzarlo. Il risultato? Sempre lo stesso: vaccino contaminato da micro e nanoparticelle inorganiche (Acciaio, Bario, Titanio, Silicio, blocchetti di Calcio), tutte particelle solide, piccole e meno piccole, ma tutto come già riscontrato negli altri 20 vaccini che avevano controllato in precedenza.
NapoliTime ha contattato l’ufficio stampa della Novartis per ottenere una dichiarazione in merito. Abbiamo lasciato i recapiti, ma invano. Il Dottor Montanari della Nanodiagnostics di Modena invece ci ha risposto, ecco le sue parole:
Dottor Montanari, i vaccini. Le case farmaceutiche ci sono cascate di nuovo?
Io stesso non riesco a spiegarmelo: 21 bersagli centrati su 21 cominciano ad essere un bel punteggio.Mi chiedo anch’io come sia possibile che su 21 vaccini analizzati nel nostro laboratorio – in ogni caso, va detto, sempre su una sola confezione e non su lotti interi – ogni volta si sia rilevato un inquinamento da polveri inorganiche. Escludo subito, magari come atto di fede, che le case farmaceutiche introducano quella roba di proposito i loro prodotti. Non sono un tifoso delle dietrologie, e poi non ne vedrei lo scopo. Il fatto è che queste particelle ci sono e una spiegazione va trovata. Nascondere la testa sotto la sabbia come fanno troppi medici, soprattutto pediatri, o come fa con ingenua arroganza l’Istituto superiore di sanità affermando che le nostre sono indagini “estemporanee e non riproducibili” non solo non fa onore all’Istituto ma è senz’altro motivo di preoccupazione per la gente che si ritrova abbandonata da chi, invece, dovrebbe operare per la salvaguardia della salute.
Impossibile non chiedersi come si possa liquidare un’indagine, pur con tutti i limiti sulle quantità di campioni controllati, che, al di fuori di ogni possibile discussione, non può non far rizzare le antenne a chi è istituzionalmente chiamato a proteggere la salute pubblica. Tanto per chiarire, il nostro è uno dei laboratori di punta nell’ ambito della Comunità Europea e di questo testimonia la Comunità stessa. Insomma, piaccia o no, pur tra mille difficoltà e ristrettezze, noi sappiamo lavorare. A questo punto, sarebbe di estremo interesse poter analizzare tutti i vaccini disponibili almeno sul territorio nazionale, cosa che, purtroppo, non ci è possibile per varie ragioni, la sottrazione del nostro microscopio elettronico da parte di Beppe Grillo in primis, una situazione che ci costringe a veri e propri salti mortali per poter continuare le ricerche restando indipendenti.”
Le sue scoperte, presenza di particelle non biocompatibili nei vaccini, sono pubbliche da tempo. Perché secondo lei le case farmaceutiche non correggono questi errori di produzione?
“Bisogna essere realisti. Le case farmaceutiche sono imprese industriali e commerciali il cui unico scopo è quello di ottenere risultati economici che siano i più ricchi possibili. Io non le critico per questo: benché le nostre rispettive visioni etiche del mondo siano agli antipodi, io accetto la situazione. Sono gli organi di controllo che mi lasciano perplesso: dovrebbero fare il loro dovere e, invece, questo non accade. Se il fatto sia dovuto a denaro che circola sottobanco, a incapacità tecnica, a ignoranza, a chiusura mentale, a pigrizia o ad altro non potrei dire e, tutto sommato, m’interessa poco. A ottobre dell’anno scorso io fui chiamato dai NAS di Roma per raccontare di ciò che avevamo trovato fino ad allora in laboratorio. Andai, illustrai il tutto, lasciai la documentazione e non seppi più nulla. Il fatto è che troppo spesso ci troviamo di fronte a situazioni che – e lo dico da cittadino comune – avremmo tutto il diritto che non esistessero, non fosse altro che perché noi quella gente, i controllori, la paghiamo e abbiamo non il dovere ma il diritto di godere della loro affidabilità. Per venire più puntualmente alla sua domanda, fatta la premessa iniziale, le case farmaceutiche non intervengono per i motivi illustrati molto onestamente dal dottor Roberto Biasio, direttore medico della Sanofi Pasteur MSD, la distributrice del vaccino anti-papilloma virus che noi analizzammo nel 2011. Le sue parole a proposito delle nostre analisi furono: “Sono condotte con metodologia seria, ma non sono pertinenti agli standard di qualità richiesti dalle procedure di produzione e rilascio di lotti di vaccini” (Il Salvagente n. 38 pag 39). Tradotto, “nulla da dire sulle analisi del laboratorio Nanodiagnostics, ma nessuno ci chiede di fare quei controlli.” Devo dire di avere apprezzato la franchezza e, in un certo senso, la correttezza del dottor Biasio, un atteggiamento molto diverso da quello dell’Istituto superiore di sanità, e un atteggiamento direi quasi sportivo tenuto da qualcuno che proprio una nostra analisi aveva colpito. Insomma, per concludere, nessuno chiede ai produttori di far sì che le polveri non siano nei vaccini e nessuno, poi, controlla il prodotto finito sotto quell’aspetto.”
Ciò che ha trovato nei vaccini, che danni potrebbe provocare una volta inoculato?
“Ci sono differenze importanti tra vaccino e vaccino di cui va tenuto conto. L’ultimo prodotto che siamo riusciti ad analizzare è un antinfluenzale, l’Agrippal S1 della Novartis, uno dei quattro che hanno circolato per un po’ e poi sono stati ritirati. Nella stragrande maggioranza dei casi, somministrando il farmaco a un adulto, ritengo che non succeda assolutamente nulla. La piccola dose di liquido non può altro che contenere una quantità in assoluto molto modesta di polveri inorganiche, e sappiamo per esperienza che, in genere, perché s’inneschi una reazione patologica da particelle occorre che queste raggiungano una concentrazione critica, concentrazione critica impossibile da prevedere caso per caso, in un determinato organo o tessuto e in un determinato punto o in più punti. Un’eventualità teorica che meriterebbe approfondimento è quella che una o più particelle entrino nel nucleo di una o più cellule, fenomeno che noi dimostrammo possibile già una decina di anni fa e che fu poi al centro di una ricerca europea diretta da mia moglie, la dottoressa Antonietta Gatti. In quel caso, se avvenisse, si potrebbe avere un’interferenza con il DNA con tutto quanto ne può conseguire se una cellula si riproduce in modo patologico. Una cosa che io trovo buffa è l’avvertenza riportata in tutti i foglietti illustrativi che accompagnano i vaccini. Lì si scrive, del tutto giustamente, che il farmaco non va somministrato se il ricevente è allergico ad un componente o a più di uno. Impossibile non chiedersi come si faccia a sapere quali sono i componenti dei vaccini se, come avviene di norma, ne viene denunciata solo una parte. Quanto agli inquinanti, poi. Per esempio, quando nel prodotto c’è Nichel in polvere e il soggetto è allergico al Nichel, cosa tutt’altro che rara, ecco che né chi somministra il vaccino né chi subisce l’iniezione può essere al corrente di che cosa andrà ad accadere, non essendo messo al corrente della situazione reale. Comunque sia, la reazione avversa, quando c’è, si manifesta immediatamente o, al massimo, entro un giorno, rarissimamente due. Altro caso è quello tipico dei militari. A loro viene somministrato contemporaneamente un insieme di vaccini diversi, con questo costringendo l’organismo ad uno stress molto lontano dal normale.
Gli inquinanti particolati, poi, sempre che sino presenti, non possono certo avere un’azione benefica. Da qui ad ipotizzare che i vaccini somministrati in quella maniera, una maniera che pure è fuori da ogni ragionevolezza, possa indurre forme di cancro il passo è troppo lungo e non esiste la minima prova scientifica in proposito. Molto diverso è lo scenario nei bambini. Senza entrare nell’assurdità biologica di pretendere d’indurre immunità in un soggetto il cui sistema immunitario è ancora immaturo, c’è, molto semplicemente, la questione della massa corporea. Ammettendo di avere un vaccino inquinato, s’iniettano vaccino e particelle in un organismo piccolo per volume e, per questo, la loro densità sarà ben maggiore di quella che sarebbe in un adulto. Per di più, la fisiologia del bambino, spesso appena un lattante, è vivacissima.
Nessuna meraviglia se queste particelle arrivano al sistema nervoso centrale e, d’improvviso, il bambino manifesta irrequietezza, turbe del sonno, difficoltà di relazione, ecc. Malauguratamente, inutile illudersi: quelle forme patologiche sono croniche. Autismo? Narcolessia? Non c’è nessun fondamento scientifico per escluderli. Il mio parere, ma qui si tratta solo di un parere, è che anche quelle patologie siano a buon diritto inseribili nell’elenco degli effetti collaterali delle vaccinazioni.Voglio che il mio punto di vista sia chiaro: non è tanto il vaccino in quanto tale ad essere deleterio, ma tutte le aggiunte che vengono fatte, dai conservanti agli stabilizzanti, dagli antibiotici agli adiuvanti fino, ahimè, agli inquinanti.
A questo si aggiunge la stravaganza delle vaccinazioni multiple che sono quanto di più innaturale esista e le vaccinazioni praticate a soggetti troppo giovani o troppo vecchi per avere un sistema immunitario competente. Uno degli aspetti del dramma è il fatto incontestabile che oggi la quasi totalità della ricerca medica è finanziata dall’industria farmaceutica e i risultati ne escono inevitabilmente inficiati. Purtroppo i medici, specie i più giovani, non si rendono conto di questa distorsione e non sanno che il loro sapere contiene una parte distorta e una parte censurata. E la “capacità di convinzione” della grande industria arriva capillarmente dovunque, media compresi. Basta dare un’occhiata a Wikipedia e ci si accorgerà delle enormità che riporta in una goffa difesa dei vaccini anche laddove difesa non ci può essere.”
Abbiamo contattato il Ministero della Salute, ma non ha risposto. Invitiamo anche la Novartis a contattare la nostra redazione, per un confronto scientifico sereno e al fine della tutela della salute generale.
Fonti 

venerdì 1 febbraio 2013

L’ITALIA PUO’ FALLIRE: ORA ANCHE PER LEGGE!


di Paolo Cardenà
Esistono chiari segnali che ci informano che la ristrutturazione del debito pubblico italiano, non è affatto una ipotesi impossibile. Anzi, a dirla tutta, le probabilità che ciò avvenga aumentano di giorno in giorno con l’aggravarsi della crisi economica, che tende a rendere sempre meno sostenibile il debito pubblico. Debito, che ha sforato il tetto dei 2000 miliardi, con un trend in notevole ascesa soprattutto nell’ultimo anno, dove il debito pubblico, nonostante la spremitura di tasse operata da parte del governo Monti, è cresciuto di oltre 100 miliardi di euro.
E’ evidente che, al netto di quanto viene rappresentato dai media e dai nostri governanti a proposito della sostenibilità del nostro debito pubblico, esiste certamente un buon numero di ragioni per essere abbastanza preoccupati sulla possibilità che possa verificarsi un evento creditizio. E tale preoccupazione nasce da una semplice consapevolezza: il debito pubblico italiano, nella sua connotazione attuale, è difficilmente ripagabile. Questa consapevolezza, aumenta con il protrarsi di questa crisi che sembra inasprirsi sempre più.
Il timore di un evento creditizio sul debito sovrano italiano, è confermato proprio leggendo un comunicato stampa del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il n. 186 del 19/12/2012, nel quale si legge espressamente: “E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 18 dicembre 2012 il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 7 dicembre 2012, con il quale è stabilito che, a partire dal 1° gennaio 2013, le nuove emissioni di titoli di Stato aventi scadenza superiore ad un anno saranno soggette alle clausole di azione collettiva (CACs). Il decreto precisa che per nuove emissioni si intendono quelle la cui prima tranche è emessa a partire dal 1° gennaio 2013. L’introduzione delle CACs nei titoli di Stato, obbligatoria ai sensi del Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità segue lo schema approvato dal Comitato Economico e Finanziario dell’Unione Europea. Fanno parte integrante del decreto due allegati, il primo dei quali (allegato A) riporta le clausole per tutti i tipi esistenti di Buoni del Tesoro Poliennali, inclusi quelli indicizzati all’inflazione (BTP€i e BTP Italia), e di Certificati di Credito del Tesoro, inclusi quelli zero-coupon (CTZ). L’allegato B, invece, riguarda eventuali emissioni di titoli aventi caratteristiche differenti o di diversa tipologia rispetto a quelli citati,. Le CACs saranno introdotte anche per le emissioni sui mercati internazionali. Le CACs hanno impatto anche sull’attività di stripping così come prevista nel nuovo decreto ministeriale, anch’esso del 7 dicembre 2012, in quanto non vi sarà fungibilità tra componenti separate di titoli soggetti alle CACs e componenti separate di titoli non soggetti alle dette clausole.”
Il significato di questo comunicato, lo spiega un ottimo articolo di Pasquale Marinelli, pubblicato sul suo Blog: ”Ebbene, eccovi un’interessante notizia. Da quest’anno, come stabilito nel trattato che istituisce il fondo salva stati (ESM), tutti i paesi europei sono obbligati ad applicare le Clausole di Azione Collettiva (CAC) sui propri titoli di debito pubblico di nuova emissione. Leggete qui il comunicato del ministero del’economia e delle finanze.Cosa sono le CAC? Esse sono postille (vere e proprie clausole vessatorie) previste sui nuovi titoli di stato di durata superiore a 12 mesi, emessi da ogni paese europeo aderente all’ESM (leggi qui il trattato), con la prima cedola scadente a partire dalla data del 1 gennaio 2013. Le CAC regolano la possibilità, per uno stato che versa in una condizione di crisi del debito sovrano, di ricontrattareinteressi, scadenze e di proporre agli investitori lo scambio con obbligazioni di diversa tipologia. Gli accordi europei prevedono espressamente che l’emissione di titoli di debito pubblico con le CAC non deve superare il 45% del totale emesso in un anno (leggi qui le linee guida del dipartimento del tesoro, sulla gestione del debito pubblico del 2013).In pratica, “grazie” al trattato che istituisce il fondo salva stati (a cui anche l’Italia ha aderito), BOT e BTP non saranno più garantiti dallo Stato. Ogni paese europeo, infatti, potrà legittimamente rinegoziare la propria esposizione debitoria con gli investitori, facendo saltare all’aria gli accordi originari divenuti per esso insostenibili (un po’ come già accade in Italia con la previdenza sociale; passano gli anni e lo stato modifica continuamente le condizioni per andare in pensione, facendo subire un danno al contribuente il quale vede sempre di più allontanarsi il giorno in cui poter accedere alla pensione e sempre più diminuire la sua entità).Il limite di emissione del 45% è sicuramente una tutela affinché la maggior parte dei titoli di debito pubblico di nuova emissione resti garantito così come lo sono sempre stati. Ma io non ci conterei troppo; quanto tempo passerà affinché tale limite venga modificato e aumentato, fino ad avvicinarsi al 100%? Che grado di affidabilità avrebbero questi titoli nei confronti degli investitori, di cui lo stato emittente può cambiare le condizioni iniziali di sottoscrizione, quando e come più conviene ad esso? Certo, il rendimento di questa nuova tipologia di titoli pubblici sarebbe più alto rispetto a quelli tradizionali, proprio perché in essi sarebbe insito il rischio di ricontrattazione in negativo da parte dello stato, in caso di default. Ma se ciò è espressamente previsto in queste CAC le quali, per legge, possono essere aggiunte ai titoli di debito pubblico di nuova emissione, allora questo trattato sfaterebbe il secolare mito, secondo il quale investire in titoli di stato sarebbe un investimento sicuro. In definitiva, dal 2013 il fallimento di uno stato è previsto per legge.Noi, umili blogger studiosi dei fenomeni economici, sono anni che mettiamo in allerta le famiglie risparmiatrici circa il fatto che i titoli pubblici non sono sicuri come ci hanno sempre insegnato, che gli stati come l’Italia sono a rischio di fallimento. Ci è stato sempre replicato (soprattutto dagli economisti, quelli sapientoni) che un soggetto statale è un’entità troppo grande per fallire e non garantire il proprio debito. Ma allora, se così fosse, perché prendere l’iniziativa di adottare queste clausole che, di fatto, pongono gli stati in una posizione privilegiata rispetto all’investitore, in caso di rischio? A quale rischio lo stato si cautelerebbe, grazie all’adozione di queste clausole, se non a quello di finire con le gambe all’aria? Visto che la legge è la legge, da oggi è certo, lo possiamo dire tutti (anche quegli economisti sapientoni) che i titoli di debito pubblico non sono titoli da investimento sicuro e che uno stato può fallire. Adesso lo dice anche la legge!”
Quindi, in buona sostanza, con l’adozione di tali clausole (CAC), diventa legge la possibilità di ristrutturare il debito sovrano (default).
La Clausola di azione collettiva e’ stata finora inserita e attivata retroattivamente nella prima ristrutturazione del debito pubblico della Grecia in mano ai privati. Allora, marzo 2012, le adesioni degli investitori avevano toccato l’85% dei titoli oggetto della ristrutturazione contro una soglia minima del 95%, che fu raggiunta proprio attivando la Cac che, fissando un quorum di maggioranza tra i possessori dei bond ellenici oggetto della ristrutturazione, estendeva l’obbligo di adesione, e di perdite, anche a coloro che non avevano aderito alla proposta.
Secondo alcuni analisti, è ancora presto per determinare gli effetti dell’introduzione della Cac sul mercato del debito pubblico. La presenza di questa clausola, potrebbe determinare una modesta segmentazione nei rendimenti dei titoli di stato collocati da uno stato dell’Eurozona.
Quelli emessi fino al 31 dicembre 2012, dovrebbero, almeno sul piano teorico, offrire rendimenti leggermente inferiori a quelli di nuova emissione, in quanto questi ultimi incorporano un elemento coercitivo di rischio nel caso di ristrutturazione del debito.
Fonte : http://dionidream.wordpress.com/2013/01/27/litalia-puo-fallire-ora-anche-per-legge/

DOCUMENTO RISERVATO CONFERMA L’IMPIEGO DI DRONI PER LA MODIFICA CLIMATICA!


Aree interdette al volo per sorvolo droni mattina-sera – documento ENAV riservato ai piloti di linea
L’ENAV HA REDATTO  QUESTO DOCUMENTO DOVE IL TRAFFICO AEREO CIVILE E’ INTERDETTO AL VOLO A FAVORE DEI DRONI TANKER
http://img841.imageshack.us/img841/4279/areeinterdettealvoloper.jpg
Fonte : http://dionidream.wordpress.com/2013/02/01/documento-riservato-conferma-limpiego-di-droni-per-la-modifica-climatica/

Quello che non vi dicono sui Nodi di Hartmann


La rete di Hartmann viene de finita come una griglia di passo 2 m per 2.5 m ricoprente l’intero pianeta Terra e uscente radialmente da esso. Le geopatie sono invece tutte le patologie che possono manifestarsi a causa dello stazionamento sulle zone di incrocio di questa rete, dove si hanno i nodi di Hartmann, o nodi radianti. Questa visione ha iniziato a diffondersi grazie ad Hartmann, il ricercatore da cui la rete prende il nome, successivamente alla pubblicazione di Krankheit als Standortproblem nel 1951 e ha poi riscosso moltissimo successo fra i ricercatori indipendenti e i circuiti culturali alternativi e ai giorni nostri negli ambienti New-Age, dove il benessere e la salute sono considerati aspetti collaterali ma fondamentali di un corretto sviluppo spirituale.
La medicina ufficiale spesso bolla le teorie di Hartmann come “credenza popolare”  a causa del fatto che si sono diffuse proprio in quegli ambienti fatti di persone che non digeriscono l’allopatia e gli interessi farmaceutici e che, diciamolo, pur mosse da ottime intenzioni, spesso fanno fatica a dare spiegazioni concrete. Lo stesso Hartmann parlava di generici “Raggi della Terra”, senza dare chiarimenti ulteriori, ma limitandosi ad affermare che stazionare su questi punti può portare a disturbi anche gravi, ad esempio a certe forme di tumore.
Nella realtà dei fatti, dall’epoca in cui sono state gettate le basi della geobiologia (la branca del sapere che studia questi nodi), sono stati fatti passi da gigante, esistono evidenze scientifiche che dimostrano che lo stazionamento su alcuni punti piuttosto che su altri modifica il terreno biologico, e quella “forma di energia negativa” che era stata solo intuita da Hartmann (e che a quanto pare poteva percepire soggettivamente) può essere isolata e misurata con adeguate strumentazioni scientifiche.
Questo fatto probabilmente può causare un po’ di ansia a chi eventualmente dovesse avere interessi nel campo della salute. Non sto parlando solo di case farmaceutiche, ma anche di chi ha iniziato a commercializzare una serie di dispositivi che dovrebbero riparare da questi temibili nodi. Già, perché i nodi esistono, ma fino ad ora le soluzioni sono state sempre troppo costose e fondamentalmente inutili. Vuoi per truffa, vuoi per ignoranza.
I “Raggi della Terra” che fuoriescono dai nodi di Hartmann sono infatti radiazioni gamma-ionizzanti, come ha ampiamente dimostrato  l’Arch. Limardo, uno dei massimi esponenti italiani nell’ambito della sicurezza ambientale, che ha notato infatti, grazie a una particolare sonda collegata a un contatore Geiger, che su questi incroci le radiazioni possono aumentare anche del 60-70%. E’ come se i nodi fossero delle “corsie preferenziali” per questo genere di radiazione. Faccio notare che i raggi gamma sono più potenti dei raggi X e che quelli naturali, di cui stiamo parlando, hanno una potenza tale da “superare” con facilità oltre 40 cm di piombo. Il problema è quindi un problema di radiottività, che è in grado di modificare lo spin elettromagnetico cellulare della zona colpita. Hartmann aveva ragione, “da li esce qualcosa”! State però attenti alle truffe e al genere di dispositivo venduto: gli unici effettivamente funzionanti sono registrati presso il Ministero della Salute come Dispositivi Medici. Ora che conoscete la reale natura del problema, state quindi alla larga dai vari rimedi esoterici contro i Nodi di Hartmann e, se possibile, segnalatemi eventuali venditori di spazzatura (in alcuni casi rischiano anche pene severe). Per concludere, vorrei far notare che le radiazioni gamma ionizzanti sono segnalate dallo IARC in classe I, cioè come “sicuramente cancerogene”. Inoltre i metalli pesanti non vengono drenati correttamente da un corpo irradiato e la radiazione tellurica è statisticamente presente circa ogni due metri e mezzo.
L’articolo è stato scritto in esclusiva per questo sito da OrdinataMente, curatore dell’omonimo blog. Eventuali interessati all’argomento possono contattare l’Autore cliccando qui. Sarà sua cura dare più informazioni possibili a persone che credono di essere irradiate (e che quindi possono soffrire di vari disturbi, di qualche malessere cronico, di insonnia o che “si svegliano più stanchi di quando sono andati a letto”) e vorrebbero accertarsene attraverso esami medici specifici o anche solo attraverso dei test indiretti.
Fonte : http://dionidream.wordpress.com/2013/01/12/quello-che-non-vi-dicono-sui-nodi-di-hartmann/