venerdì 19 aprile 2013

Impianti alieni in migliaia di persone nel mondo: ecco le caratteristiche fisiche degli oggetti



Se ne parla da anni, almeno da quando sono cominciate le testimonianze sui rapimenti alieni da parte di alcune persone.
Molti raccontano di avere avuto esperienze di “abduction”, di essere stati sottoposti a esperimenti e analisi da parte di intelligenze extraterrestri e di essersi poi ritrovati con degli strani “impianti” alieni nel proprio corpo.
Nonostante siano notizie conosciute, non si può fare a meno di prendere atto del fatto che questi episodi accadono ancora e che, al momento, sembrano essere caduti nel dimenticatoio.
Non però per il chirurgo podiatrico Roger Leir, per il chimico dei materiali ed esperto in nanotecnologie Steve Colbern e il fisico Robert Koontz, i quali in un recente video prodotto in occasione del 22° Congresso Ufologico Internazionale tenutosi tra il 27 febbraio e il 3 marzo 2013 a Fountain Hills, in Arizona. Naturalmente il video è in inglese, ma vi propongo un ampio resoconto.
Quello del ritrovamento di strani oggetti “alieni” all’interno del corpo di centinaia di persone è un fenomeno che riguarda ogni angolo del pianeta. Nella totalità dei casi, non si tratta di semplici allucinazioni o macchioline prodotte da un “artefatto” radiografico, ma di veri e propri oggetti fisici che vengono puntualmente estratti grazie ad interventi chirurgici.
Le persone, inizialmente, notano il misterioso oggetto dopo aver fatto un sogno strano o subito una paralisi del sonno. L’indomani mattina si ritrovano ad osservare ossessivamente quella parte del proprio corpo che sembra contenere un oggetto estraneo di natura non biologica.
Ma di cosa sono fatti questi oggetti? Molto spesso essi contengono ferro di tipo meteoritico (con isotopi non-terrestri), appartenenti alla classe degli esaedriti, un tipo di classificazione strutturale delle meteoriti ferrose caratterizzato da un contenuto nickel sempre inferiore al 5.8% e solo raramente inferiore al 5,3%.
Inoltre, sono presenti una certa quantità di cobalto e una significativa di iridio. Secondo alcuni ricercatori, gli isotopi ferrosi più pesanti potrebbero essersi formati vicino al nucleo galattico o dopo l’esplosione di una supernova.
Gli oggetti alieni sono normalmente irregolari e ricoperti con un guscio di tipo oleoso, più un rivestimento molto duro che preveniente il rigetto da parte dell’organismo ospite, impedendo qualsiasi risposta immunitaria. Il rivestimento esterno sembra essere sensibile ai fononi, con la capacita di ritrasmettere le onde sonore.
Da alcune osservazioni eseguite con il microscopio elettronico EDX, pare che del tessuto biologico cresca dall’interno dell’oggetto metallico. Alcuni degli impianti emettono segnali radio FM prima di essere rimossi, con una frequenza che tende a scalare dai 93 Mhz fino ai 15 Mhz, una frequenza utilizzata anche per le comunicazioni satellitari nello spazio.
Secondo Steve Colbern, esperto in nanotecnologie, la struttura esterna di questi oggetti sembra essere realizzata da una singola parete di nanotubi, una struttura non presente in natura e, dal punto di vista tecnologico, molto più avanzata di quanto sia oggi disponibile sulla Terra.
Il chirugo Roger Leir rivela che i microimpianti, possono trovarsi in diverse parti del, sia piuttosto superficialmente che in vicinanza della ossa. La cosa strabiliante è il fatto che alcune cellule nervose siano collegate a tali dispositivi.
Gli strumenti hanno rilevato forti campi magnetici di oltre 10 milligauss. Circa il 15% dei rapiti mostra un enigmatico bagliore fluorescente sulla superficie della pelle per circa un mese (rilevabile ai raggi UV-A, ma più efficacemente con UV-B e UV-C).
Molto spesso i microimpianti sono stati rilevati con dei semplici metal detector portatili, con radiografie e misuratori di Gauss. Se la radiografia non dovesse bastare, solitamente la TAC riesce ad individuarli con maggiore precisione.
Non sono visibili cicatrici o segni di tagli sulla pelle di chi è stato innestato. Alcuni di coloro che hanno notato delle cicatrici sul proprio corpo, raccontano di averle viste chiudersi nel giro di ventiquattrore senza lasciare. Ad oggi sono stati recuperati circa 24 impianti.
Come spiega Steve Colbern, alcuni di essi hanno strutture romboidali cristalline di cloruro di sodio e sono di dimensioni variabili. Robert Koontz pensa che la struttura cristallina serva per generare frequenze radio scalari. Roger Leir, ha detto che il forte campo magnetico generato da alcuni microimpianti è stato capace di allontanare il suo bisturi mentre tentava di cavare fuori l’oggetto.
Attualmente, circa il 2% della popolazione degli Stati Uniti mostra segni significativi di abduction. Si tratta di un dato estremamente significativo, senza considerare i restanti abitanti del pianeta che potrebbero essere stati impiantati.
Se questi dati sono veri, ciò significa che le intelligenze extraterrestri impiantano e monitorano un considerevole numero di persone. Ma perchè? Il motivo, almeno dal nostro punto di vista, è totalmente inconoscibile. Ci chiediamo se i governi siano a conoscenza di questi dati e che tipo di misure pensino di adottare.
Per consolarci rispetto alla lingua inglese del video, vi ripropongo un servizio trasmesso diversi anni fa nel corso di Tg2 Dossier, nel quale si parla di un possibile impianto alieno in un rapito italiano.

Risultati della missione Planck: il 95,2 per cento dell’universo ci è invisibile


Le osservazioni del satellite Planck dell’Agenzia spaziale europea (ESA), rese pubbliche il 21 marzo 2013, hanno prodotto con un dettaglio mai raggiunto finora una nuova “mappa” dell’universo, che è risultato di 80 milioni di anni più vecchio e più lento nella sua espansione rispetto alle precedenti misurazioni.
L’età è ora stimata in 13,81 miliardi di anni, mentre la costante di Hubble, che misura il tasso di espansione dell’universo, è di 67,3 chilometri al secondo per megaparsec.
In realtà, quando si parla di mappa dell’universo si intende una rappresentazione di una sua precisa caratteristica: la radiazione cosmica di fondo, o CMB, la debolissima radiazione nello spettro delle microonde che pervade lo spazio e che corrisponde a una temperatura di 2,7 kelvin sopra lo zero assoluto.Il satellite della Missione Planck è un “telescopio” per microonde dal valore di 700 milioni di euro lanciato nel 2009 dall’Agenzia spaziale europea e inviato in uno dei Punti di Lagrange, a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, dove le forze gravitazionali del Sole e della Terra creano un’oasi di equilibrio stabile.
I risultati presentati ci danno tre informazioni che riassumo in ordine di importanza crescente:
1) il Big Bang viene retrodatato di 50 milioni di anni, esattamente a 13,82 miliardi di anni fa: un particolare tutto sommato irrilevante;
2) il modello cosmologico del Big Bang con un precocissimo periodo di “inflazione”, cioè di espansione ultrarapida è compatibile con i dati più accurati forniti da “Planck”; non bisogna però nascondere che nell’immagine si colgono alcune anomalie in attesa di spiegazione, e ciò è rilevante;
3) l’immagine consente di “pesare” l’universo: ciò è molto rilevante e fornisce dati utilissimi per spingere avanti la nostra visione cosmologica, benché i nuovi numeri siano vicini a quelli già noti; eccoli: solo il 4,8 per cento della massa dell’universo è costituito da materia ordinaria come quella di cui siamo fatti noi, il nostro pianeta, le stelle e tutto ciò che vediamo, il 68,3 per cento è costituito da energia oscura (un po’ meno di quanto si pensava), e il 26,8 per cento da materia oscura (significativamente di più del 22,7 per cento prima stimato)
4) tirando le somme, il 95,2 per cento dell’universo ci è sconosciuto, e questa è la misura esatta della nostra ignoranza. 
La materia per così dire “normale” – quella di cui sono fatte le stelle, le galassie, la Terra e anche noi stessi – ammonta a un misero 4,9% dell’intero Universo. Benché sia oltre cinque volte più diffusa della materia ordinaria, dell’esistenza della materia oscura abbiamo solamente prove indirette, dovute alla rilevazione del suo influsso gravitazionale sulla materia “normale”. Un dato che la dice lunga sulla nostra reale conoscenza dell’Universo, conoscenza che naufraga miseramente allorché andiamo a mettere in conto anche l’energia oscura. Di questa misteriosa forza, ritenuta responsabile dell’accelerazione nell’espansione dell’Universo, proprio non ne sappiamo nulla. I dati di Planck confermano la sua presenza.
Fonte: http://www.dionidream.com/category/scienza/

sabato 13 aprile 2013

Il vulcano Marsili si è risvegliato

-Redazione- 1 febbraio 2013- L’attività del vulcano Marsili è ricominciata, con le conseguenti preoccupazioni che una sua eruzione potrebbe generare una catastrofe, un’onda anomala che colpirebbe le coste meridionali del Paese. Il grido dall’allarme è stato lanciato dal professor Franco Ortolani, docente di Geologia all’università Federico II di Napoli, il quale senza voler sollevare inopportuni allarmismi, ritiene indispensabile organizzare subito sistemi di difesa dei litorali, predisponendo misure che consentano di prevedere con sufficiente anticipo, l’arrivo dell’onda anomala. Altri esperti sostengono che il Marsili, il più grande vulcano sottomarino d’Europa, potrebbe, a seguito di un’eruzione, disintegrare e inghiottire l’intero Sud Italia. Un maremoto che si abbatterebbe sulla costa campana nel giro di pochi minuti. Il cedimento delle fragili pareti del vulcano muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, generando un’onda di immane e devastante potenza. “Potrebbe succedere anche domani. Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili. Inoltre abbiamo misurato la camera di magma che si è formata negli ultimi anni ed è di grandi dimensioni. Tutto ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso”, dichiara Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Il Marsili è un vulcano sommerso a 150 chilometri dalle coste della Campania. Dal fondale si alza per tremila metri e la vetta del suo cratere è a 450 metri dalla superficie del mare. La sua struttura è imponente essendo lunga 70 chilometri e larga 30. Nel cuore del Marsili gli strumenti hanno dato un volto alla camera di magma incandescente che si è formata e che oggi raggiunge le dimensioni di quattro chilometri per due: è come una pentola ribollente con il coperchio ben tappato, ma che potrebbe esplodere. Ed ora sta lanciando segnali inquietanti. Fonte: http://www.articolotre.com/2013/02/il-vulcano-marsili-si-e-risvegliato/136477

giovedì 11 aprile 2013

GOLDMAN SACHS – TEORIA DEL COMPLOTTO TRA LEGGENDA E VERITA’

Negli ultimi anni si è parlato tanto del colosso finanziario americano Goldman Sachs, per via del suo coinvolgimento con la crisi economica che, dal 2008, ha fiaccato l’economia di tutto il mondo, specialmente quella europea. Per quanto al sistema bancario degli ultimi anni sia attribuito una forte responsabilità, questa è molto più intensa per quanto riguarda l’azione propriamente esercitata da Goldman Sachs che ha offerto suo contributo efficace per camuffare il debito sovrano greco. Come escogitato anche da altre anche grandi banche, la Goldman Sachs decise di adottare il diabolico strumento dei CDS (credit default swap). Questo sistema, che è una sorta di assicurazione, prevede che chi vende i CDS avrà l’obbligo di compensare l’acquirente nel caso in cui un dato prestito o un evento di credito, fosse a un certo punto non esigibile. Se avviene l’evento negativo chi ha acquistato il CDS, riceve solitamente il valore nominale del prestito, mentre titolare del prestito insoluto diventa il venditore di CDS. Il parlamento europeo ha votato un provvedimento che vieta l’uso dei naked credit default swap (detti anche nudi), inteso come strumento finanziario che ha l’unico fine di scommettere sul rischio di default. Il divieto è stato esteso ai ventisette paesi dell’UE ed è stato votato da 507 eurodeputati su 641. Tuttavia esiste ancora un residuo di CDS in circolazione che nei primi mesi del 2012 è valutato di circa 25,5 miliardi di dollari, un valore importante ma ridicolo se si pensa nel marzo del 2006 su 882 banche censite ammontava a 5.472 miliardi di dollari e a gennaio del 2008 le stime parlando i 62.500 miliardi. Solo la Lehman Brothers al momento del suo default aveva un controvalore nominale in CDS compreso tra i 72 e i 400 miliardi di dollari! L’uso spregiudicato dei CDS, associato all’elevato tasso d’interesse sul debito pubblico e il discredito che si è abbattuto sulla Grecia, l’ha portata vicino al default se non fosse intervenuta in suo favore, e con un drammatico aggravio di costi per la Grecia, l’UE attraverso il piano di 130 miliardi di finanziamento. Questa non è solo un’ipotesi tra le tante, ma fu riconosciuta dallo stesso Ben Bernanke, Presidente delle Federal Reserve che dichiarò al Congresso degli Stati Uniti come Goldman Sachs e altre società finanziarie di Wall Street nel 2010 avessero istituito un complicato sistema finanziario capace di fare scommesse sul probabile default della Grecia, il riferimento è appunto ai CDS che rappresentano una forma di assicurazione contro i default obbligazionari che si è trasformata in un autentico sistema di scommesse, capace di aumentare la speculazione finanziaria fino a destabilizzare l’economia dell’intero paese. Questo sistema è stato dichiarato “controproducente” dallo stesso Bernanke. Concetto espresso con maggiore chiarezza dal senatore americano Christopher Dodd: “Abbiamo una situazione in cui le principali istituzioni finanziarie stanno amplificando una crisi del debito pubblico per quello che sembrerebbe a esclusivo vantaggio del guadagno privato.” L’ingerenza di Goldman Sachs nell’economia e nella vita degli stati va al di là della speculazione diretta ai debiti pubblici sovrani di alcuni paesi. Negli ultimi anni ha compiuto un balzo in avanti attraverso le dislocazioni di uomini chiave nelle istituzioni pubbliche. Come scrisse Stephen Foley in un articolo pubblicano sull’Indipendent il 18 novembre 2011 “Il progetto è di creare uno scambio profondo di persone e idee e di denaro per il quale è impossibile capire la differenza tra l’interesse pubblico e l’interesse di Goldman Sachs.” La critica si riferisce direttamente all’azione da parte di Goldman Sachs che in Italia e Grecia attraverso l’uso di strumenti derivati complessi, ha permesso di ridurre, in apparenza, la portata reale dei rispettivi debiti. Mario Draghi, dal 1991 al 2001, fu direttore generale dell’Istituto Italiano del Tesoro, ma anche vicepresidente e amministratore delegato di Goldman Sachs tra il 2002 e il 2005 ed è diventato subito dopo, nel 2006, Governatore della Banca d’Italia; è stato allungo nell’occhio del ciclone per aver adottato questi strumenti per drogare i bilanci dell’Italia. Fu specialmente Pascal Confin, giovane politico francese e membro del parlamento europeo che si distinse per una netta ostilità nei confronti di Draghi ai tempi della sua nomina a Presidente della BCE, rimproverandogli i meccanismi di swap adottati per Italia e Grecia e soprattutto il suo passato in Goldman Sachs. Altri uomini di Goldman Sachs si sono trovati nei posti chiave delle istituzioni; oltre Mario Monti che merita una trattazione separata, ci sono i greci Petros Christodoulou e Lucas Papademos. Petros Christodoulou che è stato uomo di Goldman Sachs, dove ha iniziato la sua carriera, e ora magicamente si è trovato a essere capo dell’dipartimento per gestione del debito pubblico greco. In particolare le accuse rivolte a Christodoulou riguardano la creazione, insieme a Goldman Sachs, della società Titlos, che aveva sede a Londra e che servì al trasferimento del debito su quello della NBG (National Bank of Greece). Lucas Papademos nominato Primo Ministro della Grecia, fu governatore della Banca Centrale ellenica tra il 1994 e il 2002, e nell’esercizio del suo incarico ha partecipato alla falsificazione dei conti secondo il piano realizzato da Goldman Sachs, operazione per la quale la potente banca americana è stata lautamente retribuita e al contempo che le ha consentito di esercitare la folle e remunerativa speculazione finanziaria attraverso il sistema del CDS che ha spinto la Grecia quasi al fallimento. Oltre questi tre nomi, ormai tristemente noti, vi sono altre importati personaggi delle istituzioni europee che hanno avuto a vario titolo importanti legami con Goldman Sachs. Otmar Issing, economista tedesco, considerato tra gli architetti dell’Euro, consulente di spicco per Goldman Sachs, tra il 1990 e il 1998 fu membro della Bundesbank e dal 1998 al 2006 del Comitato esecutivo della Banca Centrale europea. L’aristocratico economista portoghese Antonio Borges, che tra il 2000 e il 2008 è stato Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione di Goldman Sachs International di Londra, ma al contempo ha avuto numerosi incarichi di prestigio e nel 2010 è stato nominato Direttore del Dipartimento europeo del Fondo Monetario Internazionale. Peter Sutherland dal 1995 è direttore esecutivo di Goldman Sachs International, ma al contempo ha avuto incarichi chiave nelle istituzioni europee: è stato commissario europeo per la concorrenza, direttore generale del GATT (Accordo Generale per il Traffico e il Commercio), dal 2006 segretario generale delle Nazioni Unite per le migrazioni, dal 2008 presidente della London School of Economics, presidente del Federal Trust e membro dell’European Policy Centre, in oltre tra il 2001 e il 2009 è stato presidente della sezione britannica dei Fondi per l’Irlanda. Questi sono alcuni nomi, quelli più comuni, ma l’elenco è veramente lungo e le commistioni tra istituzioni nazionali, europee sono veramente impressionanti, tanto che è difficile parlare di una mera coincidenza. A fronte di tutto ciò, abbiamo capito qual è lo scenario che si prospetta dietro al potere: le banche, in particolare e soprattutto una banca, la Goldman Sachs; ma dietro la Goldman Sachs chi c’è? Chi sono gli uomini che muovono le fila del potere mondiale? I personaggi che finora abbiamo incontrato: Mario Draghi, Mario Monti, Lucas Papademos, Petros Christodoulou, Otmar Issing etc non sono gli artefici del grande disegno di Goldman Sachs, ma sono gli strumenti dello stesso piano. E’ necessario dunque fare un passo avanti, passo che deve essere compiuto con la massima cautela, innanzi tutto perché si tratta una chiave di lettura che fonda i suoi presupposti nell’osservazione del quadro politico e storico attuale, e com’è risaputo, l’analisi attraverso l’osservazione può notevolmente cambiare a seconda di dove l’osservatore stesso decida di collocarsi. In secondo luogo perché la teoria che sarà esposta, investe non solo gli interessi di una banca, ma la peculiarità stessa delle persone che sono coinvolte nei suoi meccanismi, peculiarità queste, che più spesso di quanto ci si vorrebbe augurare, entrando direttamente in rapporto con la formazione morale dell’individuo, formazione che, se riguarda l’aspetto religioso, potrebbe, troppo facilmente, essere confusa e scambiata per antisemitismo. Pertanto, ancor prima di esporre questa teoria, che all’estero ha ricevuto un ampio accoglimento, occorre precisare ancora una volta che riguarda una cerchia ristretta di persone, che per quanto ampia è pur tuttavia minuscola se paragonata all’intera popolazione, e non pregiudica e non esprime un’opinione che né direttamente né indirettamente, è attribuibile a quanti abbracciano la fede ebraica. Il presupposto da cui occorre partire è che Goldman Sachs fa parte di un ampio progetto chiamato Nuovo Ordine Mondiale capace di plasmare l’economia mondiale e la politica al fine di raggiungere i propri interessi particolari. In origine il Nuovo Ordine Mondiale avrebbe portato il genere umano a un livello superiore e migliore di quello attuale, una sorta di evoluzione del genere umano. Per il raggiungere lo scopo si sarebbe generata un’oligarchia capace di guidare questo cambiamento. Tuttavia questo processo è in un certo senso bloccato, e al contempo deviato dall’oligarchia stessa, che tradendo il proprio scopo ha creato un irrigidimento nei ranghi di potere, fino a strutturare, in modo permanente, quello che è il Vecchio Ordine Mondiale. Per intenderci un po’ come accadde quando ci fu l’instaurazione del regime comunista sovietico di cui tutti conosciamo storia e meccanismi. Così la crisi finanziaria degli ultimi quattro anni, la conseguente crisi economica, l’incremento dei costi della vita, dai carburanti all’elettricità, lo stesso spostamento di risorse e il crescente livello di disoccupazione, non avrebbe altro scopo che indebolire e schiacciare la parte più ampia della popolazione, legandola indissolubilmente a un programma di stretta dipendenza dalle banche. Il secondo scopo dell’ingrossamento a dismisura degli istituti di credito e istituti finanziari, sarebbe quello di rendere le grandi banche capaci di generare enormi profitti per pochi che diverrebbero tanto potenti al punto che sarebbero in grado di orientare la politica stessa degli Stati. Negli Stati Uniti, un esempio di siffatta capacità d’influenza, sarebbe rappresentata dalla guerra condotta dagli americani in Iraq. Guerra che tutti ricordiamo proprio per i falsi presupposti che videro l’esercito americano impegnato allungo in una regione dalla quale in teoria non avrebbe avuto nulla da pretendere. Partendo dalla guerra in Iraq cerchiamo di capire chi avrebbe avuto da guadagnarci; non certo i cittadini americani, che dovettero pagare di propria tasca il finanziamento dell’imponente macchina bellica, ma non guadagnò nulla neppure il governo degli Stati Uniti, che fu duramente criticato per quest’azione poiché palesemente faceva intervenire i propri militari la dove non c’erano interessi americani da difendere. Per contro a beneficiarne furono le aziende dell’industria militare. I teorici del complotto sostengono che dietro la Guerra in Iraq ci sarebbe stata ancora Goldman Sachs, perché in quanto organizzazione sionista, avrebbe tra i suoi principali obiettivi quello della difesa dello Stato di Israele. Infatti, durante gli anni di Saddam Hussein, Israele sarebbe stata fortemente minacciata dalla sua dittatura. L’obiettivo finale era quello di trasformare l’Iraq in uno stato improntato sui modelli occidentali, sarebbe stato possibile ottenere il petrolio a prezzi agevolati e Goldman Sachs avrebbe potuto estendere i suoi investimenti fino in Iraq, creando una sorta di corde sanitario accanto allo Stato di Israele. Quando il mondo fu investito dalla drammatica crisi finanziaria, dove solo apparentemente i grandi istituti di credito, in primis Goldman Sachs, non furono in grado di prevedere la tempesta che si stava abbattendo sulle economie di tutto il modo, alimentata soprattutto dalle speculazioni scaturite dal sistema dei CDS, nessuna delle persone coinvolte: politici, economisti e investitori, sono stati destituiti dal loro incarico. Al contrario, soprattutto i banchieri, i manager e gli investitori hanno ricevuto dei bonus stratosferici come se avessero rispettato gli impegni di produttività assunti dall’azienda. E come se ci fosse una netta e antitetica distanza tra gli interessi della nazione e del popolo con quelli delle banche. Però, dopo che le banche, con le loro politiche sciagurate fatte di swap e speculazione selvaggia, hanno affossato il mondo, le istituzioni hanno chiamato quegli stessi banchieri ai posti chiave delle istituzioni: abbiamo visto Draghi, Monti, Papademos, Petros Christodoulou assumere il timone del comando. Per esempio Fred Goodwin, ebreo da parte di madre, proveniva da una famiglia modesta, dove suo padre era un elettricista e lui della sua famiglia era stato il primo a frequentare l’università ha trasformato la RBS (Royal Bank of Scotald), attraverso acquisizioni e investimenti molto aggressivi, da banca di provincia nella seconda banca di stato. Nel 2008 la RBS è stata travolta da 29 miliardi Euro di debiti La situazione era assolutamente disperata, finché non è intervenuta la banca di Scozia nazionalizzandola. Nessuno ha chiesto a Goodwin di lasciare il suo il suo incarico, solo la regina Elisabetta, voce fuori dal coro, è intervenuta privando Goodwin del suo titolo di baronetto, uno smacco mai accaduto prima di allora. Invece, non c’è nessuno trai i grandi banchieri e manager che hanno creato delle autentiche catastrofi economiche a essere andati in prigione. Nessuno; anzi, come ricordato, hanno ricevuto comunque bonus milionari. Solo Bernard Madoff, l’astutissimo uomo d’affari di origine ebraica, l’11 dicembre del 2008 è stato arrestato dagli agenti federali con l’accusa di una mega truffa da 50 miliardi di dollari. Fu troppo facile con Madoff scoprire la truffa basata sullo Schema di Ponzi, o schema a piramide rovesciata come lo definiscono alcuni, con cui aveva attuato una catena d’investimento, dove i primi a essere coinvolti ottenevano investimenti grandiosi, ma a patto che si reclutassero nuovi membri che pagassero le quote continuando a finanziare il sistema, mentre tutto era scollegato dalle attività produttive e finanziarie. Madoff fu l’unico a pagare, ma fu solo il capro espiatorio di un intero sistema. Quando Goldman Sachs si affermò, fu in un certo modo il trionfo del sogno americano dove era possibile per chi era dotato d’intelligenza e ingegno. Il suo fondatore era un povero immigrato di origine ebrea, Marcus Goldman che nel 1869 fondò quella che sarebbe diventata una delle banche più potenti del mondo. Quanto poteva essere geniale Marcus Goldman per fare tutto da solo senza mezzi e senza istruzione? Infatti, non sarebbe andata proprio così. Goldman faceva parte di un’antica società Segreta, chiamata Ministero del Tesoro che faceva risalire le proprie origini fin all’antico testamento. Secondo i teorici del complotto, Goldman fu inviato negli Stati Uniti per portare a termine l’impresa, che sarebbe stata anche una bella storia di copertina capace di coinvolgere emotivamente il popolo americano. Il Ministero del Tesoro avrebbe avuto un unico obiettivo: quello di ottenere la ricchezza del mondo per poterlo poi governare. Goldman s’imparentò con Samuel Sachs, ebreo originario della Baviera che divenne suo genero sposando la figlia minore. Sachs era profondamente legato a un altro uomo d’affari Philip Lehman, ebreo americano nato nel 1861 il cui padre era cofondatore della Lehman Brothers, e insieme hanno aperto la strada all’emissione di azioni come un modo per le nuove imprese per raccogliere fondi. L’esempio della parentela tra Samuel Sachs e la famiglia Goldman è utile per spiegare com’erano e come sono in uso i matrimoni tra ebrei dell’élite tedesca e grandi dinastie finanziarie attraverso il legame dei matrimoni e la pratica del nepotismo. Tutto questo ha portato un’altra importante unione che avrebbe portato alla situazione attuale, cioè, al fatto che gli ebrei tedeschi trapiantati in America per raggiungere prestigio e i livelli più alti del potere e della società, hanno costituito un sodalizio con l’altra forza del paese, la massoneria che è costituita quasi nell’intero da anglosassoni protestanti. La necessità di questo legame era avvertito soprattutto dal Cosiddetto Ordine Nuovo, composto in larghissima parte da aristocratici e finanzieri ebrei che cominciarono a subire il declino del proprio prestigio sociale e che quindi avevano bisogno di nuova linfa vitale per proseguire i propri affari. Al contempo le logge massoniche si sarebbero lasciate sedurre dal potere finanziario e dall’antico prestigio sociale. Questa fortissima alleanza dura fino ad ora tanto che i cristiani protestanti sono tra i maggiori sostenitori dello stato di Israele e questa corrente di pensiero è diventata tanto forte da costituire l’ossatura stessa dell’opinione pubblica e politica americana, che troppo spesso ha accettato acriticamente la politica e l’azione condotta da Israele. L’atteggiamento d’intransigente difesa della politica israeliana ha portato a pesanti conseguenze sulla politica estera americana tanto da creare una dura contrapposizione con gli stati musulmani. L’unico vantaggio raggiunto da questa politica è stato quello di mantenere ottimi rapporti tra il potere politico e le lobby finanziarie americane di origine ebrea. Se tanto lungamente si è parlato di Goldman non si può trascurare di nominare almeno il caso della Rothschild, la grande dinastia di origine tedesco giudaica che nel 1600 ha creato la più grande banca d’affari europea e che da molti è considerata come il “cuore satanico del Vecchio Ordine Mondiale.” In origine la massoneria aveva lo scopo di generare una società migliore ma quest’aspirazione è andata in declino per essere stata assorbita e superata dalla volontà dell’Ordine Nuovo di mantenere e conservare le proprie posizioni. Ordine Nuovo e massoneria non hanno fatto altro che mandare avanti i propri rampolli, attraverso uno strettissimo uso della pratica del nepotismo. Di fatto, la Goldman Sachs ha fatto importanti investimenti umani nel selezionare la propria classe dirigente nelle Università più famose; tra questi sono stati reclutati anche cattolici di spicco che si sono perfettamente integrati con il programma massonico. Questi uomini sono stati dislocati ovunque negli snodi centrali delle istituzioni europee, ma anche americane attraverso il cosiddetto sistema delle “revolving-door” dove personaggi di spicco della Goldman Sachs hanno guadagnato importati poltrone nel Governo degli Stati Uniti, per esempio Herny Paulson che nominato da George W. Bush divenne il 74° Segretario del Tesoro, ma che al contempo era stato per venti anni un uomo di spicco della Goldman Sachs. Non è stato da meno Barack Obama il cui Capo di Gabinetto Rahm Emanuel è una figura di spicco della comunità ebraica, nel 1991 fu volontario nell’Esercito israeliano durante la Guerra del Golfo, e nel 2002 fu tra i massimi sostenitori della Guerra contro l’Iraq. Il padre di Raham Israel Emanuel, Benjamin M. Emanuel, fu membro dell’Irgum (Organizzazione Militare Nazionale) che operò in Palestina dal 1931 al 1948. In un certo modo, l’Irgum può essere considerato come il fondatore del movimento di destra israeliano Likud. Tuttavia alcuni continuano a considerare l’Irgum come un movimento indipendentista, mentre ad esempio le autorità inglesi considerano questo movimento fuori legge, in quanto gli attribuiscono il titolo di organizzazione terrorista. Nell’economia attuale si assiste a un grande fiorire di nuovi geni e grandi imprenditori giovanissimi, che tutti, oltre alla giovane età, hanno in comune il fatto di essere nati in famiglie ebraiche, segno che probabilmente non è del tutto vero che questi nuovi pionieri delle grandi aziende informatiche americane fondano il loro successo solo sull’intuizione geniale, ma in realtà avrebbero potuto contare su un fortissimo sostengo di classe. Per fare qualche esempio, tra i più noti c’è Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, che proviene da una famiglia ebrea; Larry Ellison, fondatore di Oracle è di origini umilissime, figlio di una ragazza madre, fu adottato da una famiglia di origine russa di religione ebraica, ma anche Sergey Brin, fondatore di Google con Larry Page, è nato in Russia nel 1973 da famiglia ebrea, è arrivato negli Stati Uniti all’età di 6 anni; anche Max Levchin, fondatore di Paypal nasce nel 1975 da una famiglia ebrea di origine ucraina. Lo stesso Bill Gates proviene da parte materna da una dinastia di banchieri di origine ebraica. Se la teoria del complotto fosse vera, tutto questo spiegherebbe come questi giovani abbiano così facilmente recuperato i capitali e portato i propri progetti fino al livello attuale. I sostenitori della teoria del complotto paragonano il numero di ebrei nel mondo, che sono circa 18 milioni, dei quali solo l’1,7% vive negli Stati Uniti, con il numero dei cittadini dei Paesi Bassi che sono circa 16,5 milioni e della diversa influenza che i due popoli esercitano nel mondo, per quanto entrambi siano gruppi appartenenti a nazioni che per livello culturale e socio economico possono essere perfettamente equiparate. Come spiegato all’inizio, la teoria del complotto e dell’Ordine Nuovo Mondiale non ha nulla a che fare con la popolazione israeliana o con chi cittadino di qualsiasi nazione, abbia fede ebraica, ma riguarda una cerchia strettissima di finanzieri e uomini d’affari. La strettissima relazione tra massoneria, banche e finanzieri di origine ebraica è piuttosto diffusa negli Stati Uniti e in Inghilterra, ma la paura di essere tacciati di antisemitismo è troppo forte perché si apra un autentico dibattito pubblico che faccia luce su come e chi governi realmente le redini del potere. La teoria del complotto si estende fino a studiare gli aspetti più complessi e teorici della fusione tra potere finanziario ebreo, massoneria e creazione del Nuovo Ordine Mondiale, dove la figura chiave è quella degli ILLUMINATI, che trae origine da una società segreta bavarese del 1600, che si sviluppa in alternativa e perfino in contrapposizione alla massoneria classica, assumendone però struttura e riti. Al vertice degli Illuminati esiste il Consiglio di Governo composto di 12 uomini di cui 5 sono americani, 5 europei, 1 russo e 1 indiano. Gli illuminati conterebbero nel mondo 6000 membri divisi in varie classi e ordini. Caratteristica di ciascuno di questi membri e quello di essere molto ricchi, alcuni ricchissimi, tuttavia per questi “uomini speciali” la ricchezza non sarebbe il fine, ma il mezzo per raggiungere il fine, inteso come la creazione del Nuovo Ordine Mondiale. Gli illuminati intendono il loro ruolo come quello di liberatori della razza umana, che deve essere difesa dal suo primo nemico: il Vecchio Ordine Mondiale. David Icke giornalista e scrittore inglese è il primo ha affrontato il problema degli illuminati e la teoria del complotto. Oggi Icke deve convivere con l’esclusione sociale e il pubblico diniego, oltre che una grave forma ossessiva, che ha portato il suo lavoro a degenerare dalle teorie cospirative fino alla categoria dei relittiani. Porzione della teoria di David Icke può comunque essere presa in considerazione nella parte in cui individua famiglie reali, presidenti, primi ministri, banchieri e uomini d’affari nella categoria degli illuminati. Qui nasce una contrapposizione con chi ritiene di appartenere all’ordine degli illuminati, in quanto a loro volta individuano queste categorie come appartenenti e sostenitori del Vecchio Ordine, di cui il Nuovo Ordine Mondiale vorrebbe combatterne la forza e l’influenza. Perciò sulla base della teoria del complotto il mondo che oggi conosciamo con le sue strutture economiche e finanziarie sarebbe il risultato dell’attuale equilibrio nella perenne battaglia tra Vecchio Ordine e Nuovo Ordine Mondiale, dove il Vecchio Ordine farebbe ancora da padrone. Il mistero degli illuminati sarebbe raccolto nei tre libri di Mike Hockney, che, sarebbe solo uno pseudonimo, per chi attraverso questi tre libri The Conspiracy Armageddon, The Millionaires’ Death Club e Divieto A rivelerebbe le tracce del percorso da seguire per raggiungere il segreto degli illuminati. Forse una grande trovata pubblicitaria, l’ennesima, però così dicono gli esperti della teoria della cospirazione. Solo una raccomandazione: non correte a comprare il libro per scoprire la grande trama degli illuminati, perché sempre secondo gli esperti, solo i prescelti sarebbero in grado di leggere attraverso le righe…. Fonte: lapennadellacoscienza http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-goldman-sachs-teoria-del-complotto-tra-leggenda-e-verita-107857756.html

FMI: Italia prima al mondo per Cds, perciò pagate di più

Credit Default Swap ovvero assicurazioni contro l’insolvenza di un stato. In Italia siamo i primi e vista la volatilità del settore, inevitabile che l’influenza cada anche su di noi e sui nostri costi di finanziamento. Spesso ci si chiede perchè, a paragone con altri paesi, in caso di risultati migliori raggiunti dall’Italia (pochi ma ci sono) gli interessi sul debito sono così alti? La risposta è arrivata: Cds, ossiai Credit Default Swap, quei famosi contratti derivati usati come assicurazione sul credito in caso di insolvenza. In Italia nel 2012 ce ne erano per 388 miliardi cresciuti del doppio rispetto al 2008 quando erano 158 miliardi. Al secondo e terzo posto Spagna (212) e Francia (177) subito dopo. La volatilità dei Cds tende a influenzare, di riflesso anche il mercato del credito italiano particolarmente esposto. LA conclusione arriva nel Global Financial Stability Report di aprile del Fondo Monetario internazionale che punta il dito anche sul mercato dei Cds in generale che da solo rappresenta il 10% di quello globale, crescendo proprio in corrispondenza degli anni della crisi, a discapito degli altri che invece hanno perso terreno. In realtà il processo, in caso di economia sana, vorrebbe che siano i titoli di stato a guidare l’andamento dei Cds mentre sia per Roma che per Washington, altra grande correa, avviene esattamente il contrario. Senza contare che il fattore volatilità è composto anche da cosiddetti fattori collaterali che, pur nn rispondendo a dinamiche strettamente matematiche rendono instabile l’andamento dei costi soprattutto durante periodi di particolare stress economico. Ed è proprio questo margine residuale che sembrerebbe essere il protagonista dell’aumento dei costi, legati per lo più a rischio sistemico e di contagio creato dalla volatilità stessa dei Cds che, per Roma, si compone al 70 % dall’influenza dei Cds sul debito tedesco. di Rossana Prezioso da Trend-online

Italia verso la bancarotta nel 2016 Per i mercati c’è una possibilità su tre

di Matteo Cavallito Le incertezze sull’efficacia della manovra finanziaria, i perenni ribassi di borsa e la tensione crescente sui titoli di Stato, hanno spinto al rialzo il valore dei Credit default swaps a protezione del debito italiano permettendo a questi ultimi di sfondare per la prima volta quota 500 punti base (assicurare un credito da 10 milioni di euro con l’Italia costa 500 mila euro). Un valore che, formule matematiche alla mano, si traduce in un rischio fallimento da record. Nell’opinione dei mercati, in altri termini, le probabilità che l’Italia dichiari bancarotta entro il 2016 sono pari al 34,94%. Allo stato attuale, rende noto Cma Datavision – insieme a Markit la principale società di monitoraggio dei mercati extraborsistici dei titoli derivati – quello raggiunta oggi dall’Italia è il 7° peggior risultato del mondo. Come a dire che solamente sei Paesi, ad oggi, hanno rispetto all’Italia maggiori probabilità di fallire da qui a 5 anni. Le misurazioni compiute da Cma, come detto, si concentrano sui Credit default swaps (Cds), i derivati assicurativi, utilizzati per scaricare i rischi delle potenziali sofferenze creditizie. Con la sottoscrizione di questi contratti, una parte (A) si impegna a tutelare l’altra (B) dall’impossibilità di recuperare un credito a fronte dell’ipotetica bancarotta del debitore (C). In sostanza A si fa garante del debito di C ma deve essere retribuito da B in proporzione al rischio. Tanto è elevato quest’ultimo, tanto maggiore sarà la retribuzione, ovvero il costo dei Cds. Il cui valore, va da sé, finisce per misurare nel caso dei bond sovrani il rischio di un Paese. Ed eccola, dunque, la classifica aggiornata dagli analisti di Cma. Al primo posto c’è la Grecia i cui Cds sovrani valgono 4.810,90 punti base: tradotto, per assicurarsi dal rischio default su 10 milioni di euro di obbligazioni da Atene, occorre sborsare 4,8 milioni, quasi la metà della cifra investita. A conti fatti, spiegano da Cma, il fallimento della Grecia da qui al 2016 è praticamente cosa fatta (oltre 93 probabilità su 100). A seguire, ma con distacco, c’è il Portogallo (1.279 punti base per una probabilità di default al 62,98%) che si piazza davanti al Venezuela (1.173,5 / 56,33%). Fuori dal podio l’Irlanda (954,41 / 52,51%), il Pakistan (942,6 / 47,73%) e l’Argentina (833,40 / 44,92%). Nessun altro Paese, all’infuori di questi, procede come l’Italia che, ormai, ha ampiamente scavalcato la Spagna (444,09 punti base e rischio bancarotta al 31,56%). Quella calcolata dai Cds, resta per fortuna una probabilità di default virtuale. Un po’ perché tra il default tecnico e quello catastrofico ci sono varie soluzioni intermedie – rollover, haircut etc – per le quali i derivati non vengono liquidati (ovvero “l’assicurazione” non paga), un po’ perché i Cds stessi non sono semplici polizze assicurative acquistate da chi ha un legittimo interesse a proteggersi (i detentori dei titoli di Stato) ma veri e propri strumenti di speculazione. Il prezzo dei Cds norvegesi, per fare un esempio, vale 51,33 punti base, equivalenti a una probabilità di default a cinque anni del 4% circa. Ma la possibilità che la Norvegia vada in bancarotta è in realtà pari praticamente a zero, nel senso che nessun investitore sano di mente potrebbe prendere realmente in considerazione un’ipotesi del genere. Ciò non toglie, tuttavia, che movimentando il mercato di questi titoli, gli investitori stessi possano puntare su un loro rialzo guadagnando sullo spread. Nell’ultimo periodo preso in esame, il rischio default “reale” della Norvegia è rimasto praticamente “sottozero”, ma i suoi Cds hanno offerto rendimenti marginali dell’8,24%, praticamente come quelli italiani (+8,44%). Insomma, la bancarotta italiana a cinque anni resta ancora un evento improbabile. Ma ciò non toglie che i motivi di preoccupazione non manchino tanto nel breve quanto nel medio periodo. L’Italia, per fare un esempio, ha raggiunto un rischio default pari a quello registrato dall’Irlanda un anno fa. Nell’autunno 2010, l’Irlanda aveva 1 possibilità su 3 di fallire entro il 2015. Oggi, come si diceva, ne ha 1 su 2 entro il 2016. Non è assolutamente detto che l’Italia replichi esattamente questo trend, anzi, in definitiva è altamente improbabile. Ma è certo che la risalita dei prezzi dei Cds peserà negativamente sull’asta dei bond di domani quando l’Italia sarà chiamata a piazzare sul mercato fino a 7 miliardi di euro in Btp quinquennali. Il tutto, ovviamente, senza il sostegno della Bce che, come noto, non può acquistare i bond direttamente alle aste ma solo sul mercato secondario. Fonte web: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/12/italia-verso-la-bancarotta-nel-2016-per-i-mercati-ce-una-possibilita-su-tre/156944/

venerdì 5 aprile 2013

Il grande buco della Louisiana si allarga e la terra trema


- Maria Rita D’Orsogna -
Maybe one day the gas and oil industry will learn from past mistakes. But not today.
E’ territorio fraglie che e’ sprofondato in Agosto a causa del cedimento di una caverna sotterranea di sale della Texas Brine Company. Questa ditta estraeva brina dalla caverna e la mandava ai vicini impianti petrolchimici che la usano come additivo nelle trivellazioni. Nel sottosuolo la Texas Brine stoccava anche materiale per conto terzi, fra cui metano e fluidi di reiniezione petrolifera.
Mmh. Proprio intelligenti!
150 famiglie sono state evacuate da ben sette mesi,
Ecco qui le foto adesso, qualche mese dopo. Dal buco viene fuori gas naturale e l’acqua e’ coperta da una patina di petrolio. Parlano da sole.





E’ un episodio mai capitato prima e non si sa quando si fermera’. I residenti dicono che l’aria sa di petrolio. Ogni tanto ci sono degli incendi controllati per far bruciare tutto il metano in modo da prevenire una esplosione.
Finalmente la Texas Brine ha offerto di comprare le case evacuate in modo da dare ai residenti la possibilita’ di rifarsi una vita altrove. Non si sa infatti quando finira’ e non e’ neanche questa la sola operazione della Texas Brine in Louisiana – ne hanno infatti altre 10 di operazioni in ballo.


Tratto da: Il grande buco della Louisiana si allarga e la terra trema | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2013/04/05/il-grande-buco-della-louisiana-si-allarga-e-la-terra-trema/#ixzz2PdaNVEXz
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!