giovedì 14 febbraio 2013

Aspen Institute: Che cos’è e quale ruolo svolge nel mondo


Conoscete l’Aspen Institute? La maggior parte di voi, sono sicuro, non ne ha mai sentito parlare. Ma non c’è da meravigliarsi, adesso vi spiegherò e capirete da voi la vostra “ignoranza”.
L’Aspen Institute è un’organizzazione internazionale non profit, fondata nel 1950 da un gruppo di intellettuali e uomin d’affari americani convinti della necessità di rilanciare il dialogo, la conoscenza e i valori umanistici in una realtà geopolitica complessa e in continua evoluzione. Il fine ultimo è incoraggiare le leadership illuminate, le idee e i valori senza tempo e il dialogo sui problemi contemporanei. L’istituto e i suoi partner internazionali perseguono la creazione di un terreno comune di comprensione approfondita in uno scenario non ideologizzato attraverso seminari, programmi culturali, conferenze e iniziative di promozione della leadership.
La sede centrale ufficiale è a Washington D.C., ma vi sono dei campus di riferimento ad Aspen, nel Colorado, e a Chesapeake Bay, nel Maryland. Negli anni si è formata una rete internazionale che ha visto la rapida ramificazione dell’istituto in giro per il mondo: Berlino, Roma, Lione, Tokyo, Nuova Delhi e Bucarest etc.
L’Aspen Institute è finanziato da fondazioni come la Carnegie Corporation, la Rockefeller Brothers Fund e la Ford Foundation, attraverso quote di iscrizione a seminari e donazioni individuali. Tra i suoi affiliati ci sono leader della politica, dell’economia e intellettuali. Attualmente Walter Isaacson è il suo presidente mondiale e CEO. Vi domanderete: chi è costui? E’ l’ex presidente della CNN*, il canale televisivo statunitense più potente e conosciuto al mondo. Pensate che quest’uomo ha rinunciato ad una delle poltrone più ambite del pianeta pur di sedere in cima all’Aspen Institute. Da un episodio del genere possiamo dedurre la planetaria importanza di questa organizzazione.
Quello che interessa noi, in questo delicato momento socio-politico che sta attraversando l’Italia, è la sede italiana di questo indefinibile istituto di origine statunitense.  Scavando tra i meandri del potere e risalendo i fili dei burattini, forse, avremo una possibilità di scovare la matrice dell’inganno democratico in cui siamo stati imprigionati.
L’organizzazione, ufficialmente inzia ad operare sul territorio italiano nel 1984. Di forte caratterizzazione transatlantica, del resto la storia parla da sè, l’Aspen Institute Italia ha due sedi: a Roma in Via SS. Apostoli 49 e a Milano in Via Vincenzo Monti 12. L’attuale presidente della sezione italiana è Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia e della Finanza dell’attuale Governo italiano.
L’Aspen Institute Italia riunisce il meglio dell’industria italiana, delle banche e delle assicurazioni, della cultura e della politica, non c’è settore che manchi all’appello: Generali, Fincantieri, Confindustria, la Rai, Mediaset, Pirelli, Poste Italiane, società Autostrade, Enel, Fiat etc. E’ un elenco incredibile, tutti i capitali italiani, di ogni settore, convergono nell’Aspen Institute come Soci sostenitori. I loro (nostri?) danari, versati ufficialmente tramite una somma annuale uguale per tutti, finanziano le attività dell’organizzazione.
Chi sono i soci sostenitori? Sono quelli che mettono i soldi e vengono ammessi a far parte dell’associazione dal Comitato Esecutivo e sono rappresentati nel Consiglio Generale dell’Istituto dai propri Presidenti, Amministratori Delegati o Direttori Generali. Inoltre ci sono anche i cosidetti Soci ordinari, personalità italiane e internazionali provenienti dal mondo accademico, politico, culturale e dei media, che sono chiamati a far parte dell’associazione dal Comitato Esecutivo, ufficialmente, per la loro fama accademica ed eccellenza professionale. Si legge sul sito italiano che essi “mettono a disposizione dell’Istituto la loro competenza e contribuiscono così alla qualità intellettuale e al patrimonio di idee dei programmi di Aspen, collaborando in forma gratuita alle diverse iniziative. Partecipano, tra l’altro, a gruppi di lavoro e task force che affrontano specifici problemi del panorama politico ed economico internazionale”.
Insomma questi soci non solo portano avanti le loro idee, ma si rendono disponibili ad appoggiare eventi specifici “su tematiche di rilevante interesse strategico“.  Ma che significa? Che hanno il potere di veicolare le politiche del paese? Dando un’occhiata ai nomi del Comitato Esecutivo (Enrico Letta, Mario Monti, Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Romano Prodi, Massimo D’Alema, Fedele Confalonieri, Lucia Annunziata, Paolo Mieli, Francesco Caltagirone, Cesare Geronzi, Franco Frattini, Gianfranco Fini, Gianni Letta, Luca Montezemolo, Sergio Marchionne, Emma Mercegaglia, Tommaso Padoa Schioppa, Giuliano Amato, John Elkann, Lucio Stanca etc.), più che una fantasiosa supposizione,  è la palese oggettività. Non sono certo le “allegre comari di Widsor! Ciò che dico è manifesto, ogni frase presente sul sito ha un che di vago, di generalizzato, di palesemente fuorviante, sembra un “doppio sogno”, con la sola differenza che non è un romanzo di Schnitzler ma la realtà.
Il portale dell’organizzazione è ben strutturato e le fondamente della Comunità Aspen sono esaltate e messe in bella mostra.
Ecco come presentano la loro “identità” e la loro “missione“:
Aspen Institute Italia è un’associazione privata, indipendente, internazionale, apartitica e senza fini di lucro caratterizzata dall’approfondimento, la discussione, lo scambio di conoscenze, informazioni e valori.
Una congregazione di supereroi che lottano per un mondo migliore. Persone sensibili e lungimiranti che, lontani dalle tentazioni del dio denaro, dirigono il pianeta verso la fratellanza e l’ugualinza sociale. Un gruppo di illuminati che si scambiano preziose nozioni con l’obiettivo rispettabilissimo di sconfiggere i mali che affliggono questa martoriata terra.
La comunità Aspen è composta di Soci Sostenitori, Soci Ordinari, Amici di Aspen e, dal 2001, dagli Aspen Junior Fellows. Dai loro contributi l’Istituto trae le risorse necessarie per il proprio funzionamento. Il network internazionale Aspen è composto da altri centri di attività – indipendenti ma coordinati – con sede negli Stati Uniti, in Francia, Germania, Giappone, India e Romania“.
….
La missione di Aspen Institute Italia è l’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del Paese attraverso un libero confronto tra idee e provenienze diverse per identificare e promuovere valori, conoscenze e interessi comuni. L’Istituto concentra la propria attenzione verso i problemi e le sfide più attuali della politica, dell’economia, della cultura e della società, con un’attenzione particolare alla business community italiana e internazionale“.
Riuniti liberamente e senza condizionamenti, qui, le persone possono dar sfogo al loro libero pensiero e scatenare la forza creatrice dell’ingegnosa mente umana. Ora mi volete far credere che tutta questa marmaglia di uomini politici, alta finanza e chi più ne ha più ne metta, non discuta minimamente della politica nostrana? A me sembra inevitabile, anzi ad essere cattivo mi verrebbe da dire che sia lo scopo principale di quest’organizzazione. Dirigere nelle retrovie del clamaore mediatico le sorti economiche e sociali del paese, imponendo politiche ad hoc per tutelare il potere dei veri padroni, a discapito della popolazione, che ricordiamolo è all’oscuro di tutto.
Ergo, immagino che queste armoniose discussioni possano facilmente condizionare o quanto meno influenzare la politica dell’esecutivo, di qualunque schieramento esso sia.
Hanno anche un metodo con cui applicano la loro “mission“, da loro stessi identificato come “metodo Aspen“. Questo “privilegia il confronto ed il dibattito ‘a porte chiuse’, favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva“.
Il dibattito a porte chiuse è noto come uno dei migliori metodi per curare le piaghe di questo mondo crudele. Libertà di pensiero a porte chiuse, bel modo di perpetrare il bene comune. Se solo ci avessimo pensato prima! Loro sono gli illuminati e ci hanno pensato molto tempo fa, pochi anni dopo la fine della Grande guerra, e così sono stati in grado di dirigere le sorti di nazioni intere. Alcuni lo definiscono Nuovo Ordine Mondiale. Bene, credo che l’Aspen sia una delle organizzazioni che fanno capo al progetto citato.
Lo scopo non è quello di trovare risposte unanimi o semplicemente rassicuranti, ma di evidenziare la complessità dei fenomeni del mondo contemporaneo e incoraggiare quell’approfondimento culturale da cui emergano valori ed ideali universali capaci di ispirare una leadership moderna e consapevole“.
La leadership che intendono loro è la dittatura totalitaria del Nuovo Ordine Mondiale, controllo tramite la paura, una sola neolingua, una sola moneta, un’umanità di automi ubbidienti e servili, oltre lo schiavismo. Uomini-robot, uomini macchine, nati per produrre e consumare, carne da macello per l’incremento del Pil.
Miguel Martinez ha definito l’Aspen Institute, per questa sua aleatorità comunicativa, come una fabbrica di tritanuvole. Questo evidente e premeditato abuso di vacuità e la sua neanche tanto occulta organizzazione piramidale, mi insospettisce, e non poco.
Non ho mai sentito parlare nessun alfiere della libera informazione dell’Aspen Institute, ne ho letto libri rivoluzionari che illustrassero agli italiani beoti come si muovono i burattinai nelle retrovie. Credo che mai e poi mai nei vari “vieni via con me” sentiremo un’arringa che possa risvegliare minimamente il cervello dell’italiano medio. Dormite gente, e sognate con i vostri Travaglio, Saviano, Santoro etc.
Insomma questo Aspen sembra un bel minestrone all’Italiana, un inciucio elevato alla vaghezza. Il punto è che Aspen non è propriamente un’associazione umanitaria, non fa beneficenza ed è lecito pensare che persone del calibro dei suoi membri non si riuniscano soltanto per scambiare quattro chiacchiere sui massimi sistemi o per ricercare la panacea di tutti i mali. C’è dell’altro, lo si intuisce, ma è difficile penetrare la discreta cortina che protegge quel salotto buono dagli sguardi indiscreti e dai sorrisi bipartisan. Nel contempo non è un’associazione segreta, i suoi membri sono conosciuti e chiunque voglia avere informazione sull’Aspen Institute non ha che da andare sul sito internet. Non è la massoneria ma le somiglia molto, mancano capucci e compassi ma il livello di segretezza al di là della formale apparenza è da veri professionisti del potere.
Come si diventa membri dell’Aspen Institute?
E’ una domanda lecita, che dopo aver letto un pò di roba, dovrebbe sorgere spontanea. Allora ancora una volta sono ricorso al sito web italiano dell’organizzazione, per la serie se vuoi nascondere qualcosa mettila in bella mostra, davanti agli occhi di  tutti, tanto, vista l’ottusità generale, passerà tranquillamente inosservata. Parto dal gradino più basso dell’organigramma piramidale, dalle new entries, cioè i giovani, chiamati “Junior Fellows”. Sul sito vi è scritto che: “Gli Aspen Junior Fellows sono un network internazionale di giovani ad alto potenziale formato dai ragazzi che hanno preso parte ai progetti “Aspen per la Nuova Leadership” nel 1999 e nel 2001, a cui sono aggiunti 22 nuovi membri nel 2004”. Come abbiano fatto questi fortunati ragazzi a partecipare a questi progetti non è spiegato. I requisiti richiesti sono basilari, ma se non sei segnalato da un socio dell’Aspen Institute la possibilità di entrare a far parte della famiglia sono pressochè nulle. E’ chiaro che l’Aspen non è roba per tutti. Come pure è evidente che non si tratta di corsi di formazione regionali a cui noi comuni mortali possiamo prendere parte. Non ho letto di bandi del genere, non mi sarebbe sfuggito. Qui, forgiano e plasmano la classe dirigente del futuro, allevano con dosi massicce di “pappa reale” veri e propri rampolli, predestinati, di “sangue puro” che erediteranno, come le dinastie di un tempo, le sorti del mondo. Poco democratico direi! Non vorrei risultare allarmate ma qui le cose quadrano sempre meno.
Conclusioni
Ho consultato svariato materiale sull’Aspen Institute, c’è tanto da leggere ed è tutto molto inquietante: Bilderberg, Commissione Trilaterale, Club of Rome, CFR etc. Affiorano sempre gli stessi nomi. Saranno coincidenze, preferisco passare per paranoico, ma io non ho mai creduto alle coincidenze. La verità è che siamo stati ingannati, ed oggi ci sono le prove. Ci hanno fatto credere che potevamo essere padroni del nostro destino delegando ad altri le nostre speranze, chiudendoci in una cabina a scegliare prima fantocci e poi simboli senza significato. Ci hanno incantato per anni, con dibattiti, liti, parapiglia mediatici e comizi deliranti, ci hanno mostrato due facce della stessa medaglia, e gli hanno dato nomi, faccie e ideologie. L’alfa e l’omega, la destra e la sinistra, solo fandonie! Ci hanno dato l’apparenza democratica tramite la messa in scena di due finti schieramenti, in eterna lotta tra loro. Ci hanno fatto credere di essere liberi perchè potevamo sciegliere tra il burattino rosso e il burattino nero. CAZZATE!
Mentre noi eravamo impegnati a dividerci e scannarci in nome di una illusione. Mentre eravamo intenti a sputarci merda l’un l’altro sulle grandi astrazioni, questi personaggi hanno complottato nei retroscena nazionali le loro politiche contro il bene comune. Ci hanno prosciugato di tutto e ci hanno reso un popolo schiavo, servile e peggio ancora fiero di esserlo. La metamorfosi subita della società italiota (e non solo) è stata lenta ma inesorabile. Siamo dei salvaggi, ignoranti, vuoti, arroganti, e meschini. E anche ora che la verità è sotto i nostri occhi, non ce ne rendiamo conto, troppo indaffarati nell’inutilità, nell’apparenza, nel consumo sfrenato di questa finta civiltà progredita.
Hanno già deciso il nostro futuro: rifiuti, nucleare, energie rinnovabili, scuola, lavoro etc. Noi siamo spettatori inermi e paganti. La nostra unica forma di rivalsa non violenta, sarebbe l’astensione in massa dalle urne e il boicottaggio di questa insulsa farsa. Mi chiedo dove sono i paladini dell’informazione, quelli che ci raccontano le storielle magiche, quelli che ci parlano dell’orco cattivo, dell’uomo nero, dove sono quelli che fanno la “televisione alternativa”, spacciandola come cultura, con i soldi della casa prodruttice (Endemol**) del tanto odiato nemico (Silvio Berlusconi)? Sono maschere, commedianti che hanno esaurito il loro canovaccio, si mostrano cavalieri ma sono giullari nell’animo.
Le riuscite a sentire le sbarre intorno a voi? Sono prigioni immaginarie, erette nelle nostre deboli menti, con il solo scopo di manovrarci e renderci docili. Questa democrazia è il regime dell’Aspen Institute, qualsiasi burattino scegliamo, esso farà gli interessi dell’organizzazione e attuerà le linea guida, anzi, il programma politico dettato dalla Comunità Aspen. Plasmerà l’opinione pubblica convincendola che queste nuove politiche siano le migliori possibili per la felicità e la ricchezza dell’intera popolazione. Che la favola continui…
Sapete quel’è il motto dell’Aspen Institute? Appare anche sul logo dell’organizzazione: “Timeless values, enlightened leadership” ovvero “Valori senza tempo e leadership illuminata“. Certo è che non lascia nessuno spazio all’immaginazione. Traete le vostre conclusioni, però ora non potete dire di non sapere…avete visto quant’è profonda la tana del bianconiglio!
NOTE:
*Ha una sede anche in Italia, dove si appoggia al gruppo editoriale L’Espresso S.p.a., cui azionista di maggioranza è De Benedetti, che controlla una parte non indifferente del potere mediatico italiano. A proposito di media, sapete chi è uno dei giornalisti di matrice CNN in Italia? Alessio Vinci, il tipo che ha preso il posto di Mentana nella conduzione della tramissione Matrix (in effetti quel “thank you, good night and see you soon” che recita alla fine di ogni puntata, doveva averlo sentito da qualche parte?!?!).
**Endemol è una società produttrici di format televisivi controllata di Mediaset, ergo dalla famiglia Berlusconi. In questi giorni infuria la polemica tra l’attuale Governo in carica di Re Silvio e la trasmissione condotta da Fazio e Saviano “Vieni via con me” rea di essere aperamente schierata con l’opposizione. Tanto clamore solo per fare pubblicità al format e omettera, ancora una volta, la verità. E’ tutto finto. I vostri condottieri della libera informazione e della cultura italiota sono nel libro paga del regime.
Linkografia :

mercoledì 13 febbraio 2013

La Francia è in BANCAROTTA! Lo ammette il Ministro del Lavoro Michel Sapin


Il Ministro francese del Lavoro, Michel Sapin, ha ammesso che il paese è “totalmente in bancarotta”. Per questo ha spiegato di aver dovuto mettere in atto il piano di riduzione del deficit: “Niente deve farci distrarre da questo obiettivo primario”, ha continuato.
Le notizie inaspettate sono arrivate durante una intervista radiofonica a RADIO J del 28 gennaio 2013 , e ha messo in stato di shock i leaders del business del Paese. “C’è uno stato ma è totalmente in bancarotta,” ha detto Mr Sapin. “Ecco perchè abbiamo dovuto mettere in atto un piano  per la riduzione del deficit e nulla ci farà tornare indietro da quell’obbiettivo.”
Nonostante la rettifica, arrivata dopo poche ore, la gaffe è stata rilanciata dai maggiori media internazionali – compreso l’Independent – mettendo in serio imbarazzo il socialista Francois Hollande e il suo esecutivo. Un caso che si aggiunge alle polemiche sulle “super tasse per i ricchi” (a fine dicembre era stata la Corte costituzionale a bocciare la tassa del 75% sull’aliquota dei redditi maggiori al milione di euro, prevista dalla finanziaria 2103) e agli “esodi fiscali” di imprenditori e celebrità di alto profilo, come Gerard Depardieu.
Circa i due terzi della popolazione francese crede  e condivide con Mr. Sapin nel fatto che il paese sia sull’orlo del fallimento. Il 63 per cento è d’accordo che “in Francia, lo stato è in bancarotta”, con il 45 per cento che afferma l’affermazione è stata “più o meno giustificata” e il 17 per cento sente che sia “totalmente giustificata”, secondo un sondaggio CSA per BFM TV.
Chiama anche in questione la politica controversa di Hollande,  “tassa e spesa”, che ha visto molti imprenditori e celbrità di alto profilo lasciare il Paese.
I commenti sono arrivati mentre il Presidente Hollande cerca di migliorare la immagine della economia francese dopo la promessa di ridurre il defici del Paese, tagliando le spese  di 60 miliardi di euro nei prossimi 5 anni ed aumentando le tasse di 20miliardi di euro.
Tra coloro che hanno portato fuori dalla Francia la loro ricchezza, ci sono Gerard Depardieu e l’uomo piu’ ricco del Paese Bernard Arnault.
Ci sono persino resoconti che Nicolas Sarkozy, l’ex presidente francese, si stia preparando a trasferirsi a Londra con la moglie Carla Bruni, per ragioni economiche.
Il Primo Ministro David Cameron ha detto precedentemente che la Gran Bretagna “stenderà il tappeto rosso”  per attrarre ricchi Francesi.
Pierre Moscovici, il Ministro delle Finanze francese, ha cercato di smorzare immediatamente i comemnti di Mr Sapin, dicendo che erano “inappropriati”.
Fonti

martedì 12 febbraio 2013

Sindrome Aerotossica: Le Scie Chimiche danneggiano i passeggeri degli aerei?


La sindrome aerotossica è oggetto di un numero crescente di articoli edinchieste televisive inquietanti. Con l’espressione “sindrome aerotossica” viene designata una serie di danni neurologici derivanti dall’inalazione di aria contaminata a bordo di un aeromobile. Il fenomeno colpisce tanto i piloti quanto il personale di cabina nonché i passeggeri, producendo talvolta conseguenze gravi ed invalidanti. Di solito si attribuisce il problema ai vapori tossici di olio lubrificante che filtrano all’interno delle cabine dei velivoli, ma alcuni ricercatori sospettano che la sindrome sia dovuta, invece, ai composti chimici delle chemtrails. Questi composti penetrano nelle cabine piloti e nelle sezioni passeggeri, visto che l’aria contaminata viene prelevata dall’esterno, solitamente, da uno o più motori. Bisogna, infatti, chiedersi il motivo per cui il problema è nato attorno alla fine degli anni ’90 del XX secolo, proprio in concomitanza con l’avvio del “Progetto Teller“. Il fenomeno infatti è più evidente quando un aereo incrocia la scia lasciata da un altro.
Questa sindrome è il risultato della sistematica inalazione dell’aria che circola all’interno dei moderni aerei passeggeri. Ne soffrono infatti soprattutto piloti e assistenti di volo, che passano buona parte della loro vita all’interno di una cabina pressurizzata.
L’aria che si respira a bordo non può venire presa direttamente dall’esterno, poiché sarebbe troppo fredda, ed ha inoltre una pressione troppo bassa. È molto più comodo prendere quella che circola nelle turbine dei motori, che è già stata surriscaldata e portata ad alta pressione. In questo modo, basta convogliarla all’interno della cabina, e si risolvono sia il problema della temperatura che quello della pressione ambientale. (Normalmente l’aria delle turbine viene miscelata al 50% con quella già presente all’interno della cabina, che viene riciclata. Ma alla fine di ogni viaggio tutta l’aria che sarà stata respirata all’interno della cabina sarà stata comunque prelevata dalle turbine dei motori).
Naturalmente, l’aria da respirare viene presa dai compressori prima di venir mescolata al combustibile da bruciare (il termine tecnico è “bleed air”, cioè “aria che sgocciola”). Si tratta quindi, teoricamente, di aria perfettamente pulita, sottoposta ad alta pressione. Ma i compressori, per poter funzionare, devono essere lubrificati, …
… e non sempre i compartimenti che separano l’olio dall’aria compressa sono a perfetta tenuta stagna. Con il passare del tempo le guarnizioni tendono a logorarsi, ed aumenta il rischio di un “travaso” dell’olio, specialmente quando il motore è sotto sforzo, durante le fasi del decollo.
A volte il travaso può essere violento, e i risultati si vedono chiaramente in cabina, con un fenomeno di rapido offuscamento dell’aria, che prende un colore azzurrognolo. Questi episodi vengono definiti “fume event”, e si registrano, secondo la Commissione inglese per la Tossicità, circa su un volo ogni 100.
Ma anche quando il fenomeno non è violento, è possibile che avvenga un continuo e lento travaso del liquido lubrificante nell’aria che viene respirata in cabina. Questo fenomeno può essere percepito con un odore che viene definito di “calze sudate”, di “cane bagnato”, oppure un “dolce profumo d’olio”.
Potrà anche essere dolce, ma di certo non fa bene ai polmoni, anche perché il lubrificante di queste turbine non è un normale idrocarburo, ma è un composto sintetico, studiato appositamente per lavorare a temperature molto alte. Questi composti contengono diversi additivi, che possono decomporsi a causa del calore, risultando quindi ancora più nocivi per chi li inala (colpiscono il sistema nervoso centrale).
Ed ora preparatevi alla solita sequela di fatti già scontati:
1 – Per quanto sia noto già dai primi anni ’80, questo fenomeno non viene ufficialmente riconosciuto dall’industria aeronautica.
2 – Sotto la crescente pressione del personale di volo, diverse compagnie aeree hanno commissionato delle ricerche scientifiche, che però “non hanno trovato prova” di un diretto legame fra il sistema di pressurizzazione dell’aria e i disturbi fisici denunciati dal personale di volo. (Ohibò, che sorpresa).
3 – Quando il personale di volo si reca alle visite mediche, denunciando affaticamento, visione offuscata, tremori, perdita dell’equilibrio, fatica a respirare, palpitazioni cardiache eccetera, si sente quasi sempre rispondere che “si tratta di un fatto psicosomatico”, probabilmente dovuto al “jet-lag”.
Forse non è un caso che i nuovi Boeing 787 (Dreamliner) adottino un sistema radicalmente diverso di compressione dell’aria da respirare: elettrico, indipendente, completamente separato dalle turbine dei motori.
Nel frattempo però ci sono in volo decine di migliaia di aerei che continuano a diffondere vapori più o meno tossici all’interno della cabina passeggeri (pare che i 757 siano i più pericolosi), a causa del sistema di compressione dell’aria attualmente in uso.
Fonti

Australia: sopesa vaccinazione dei bambini sotto i 5 anni a seguito di convulsioni e coma


Australia – Tutti i vaccini per l’influenza stagionale per i bambini sotto i cinque anni sono stati sospesi, dopo che 23 bambini in Western Australia sono stati ricoverati in ospedale con convulsioni dopo le iniezioni.
Alcuni dei bambini vaccinati e poi ricoverati nell’ospedale di Perth,  di età compresa tra 1 e 2 anni, rimangono ricoverati a tutt’oggi, in sala rianimazione dove sono in coma.
Non poteva piangere – la sua testa pendeva nel seggiolino e non poteva muoversi. Ero pietrificata – è stata una delle esperienze peggiori della mia vita.” Cosi racconta una delle tante mamme di bambini che dopo aver effettuato la vaccinazione contro l’influenza, sono stati ricoverati in condizioni gravi in alcuni ospedali del paese.
Il Commonwealth chief officer , l’ufficio del Miniseto della Sanità, il professor Jim Bishop ha annunciato ieri la sospensione delle vaccinazioni, mentre le autorità sanitarie e giudiziarie hanno provveduto a ritirare i vaccini urgentemente  e rivedere i dati provenienti da tutto il paese, circa le risposte dopo le vaccinazioni sui bambini di età compresa tra 1 e 5 anni.
Il capo della sanità pubblica ufficiale Tarun Weeramanthri ha difeso il tempo di risposta per la chiusura del programma di vaccinazione contro l’influenza, dopo che erano state effettuate rilevazioni riguardo i bambini che dopo appunto la puntura di vaccino,  avevano cominciato ad avere effetti da convulsioni e poi il coma, circa due settimane fa!
Più di 60 bambini in tutto lo stato, hanno avuto reazioni avverse al vaccino, tra cui febbre, vomito e convulsioni febbrili – un tipo di effetto causato da una febbre alta. Il ministro della Salute Kim Hames ieri ser, ha  informato dello stato attuale dell’emergenza sanitaria e la sospensione in via cautelare del vaccino.
Ha detto che la sospensione è arrivata dopo un aumento significativo del numero di bambini che avevano sviluppato febbre con temperatura elevata dopo aver ricevuto il vaccino.
Il dottor Hames ha detto che era chiaro che le febbri erano legate alla vaccinazione contro l’influenza, ma la misura cautelare è stata la scelta più responsabile da fare in questo momento.
Per approfondire
Riassunto in italiano tratto da http://www.segnidalcielo.it

domenica 10 febbraio 2013

La lezione magistrale di Luigi Zingales allo Speciale Ravenna Future Lessons 2012

INARRESTABILI CRIMINI DELLA CIA IN ITALIA

ABU OMAR, RAPITO A MILANO DALLA CIA
di Gianni Lannes
Ammontano a 54 i paesi, fra cui anche l’Italia, coinvolti nel programma di “extraordinary rendition” della Central Intelligence Agency, sia ospitando prigioni segrete che offrendo aiuto nella cattura, il trasporto o la tortura di sospetti terroristi, in realtà fastidiosi dissidenti. Lo attesta, tra l’altro, un dettagliato rapporto diffuso ora da un’associazione per i diritti umani di New York: la Open Society Justice Initiative, che cita i casi di 136 persone vittime del programma dei sevizi segreti USA.
 «La responsabilità degli abusi ricade non solo sugli Stati Uniti, ma anche su decine di governi stranieri che ne sono stati complici», si legge nel rapporto, intitolato: “Globalizing Torture: CIA Secret Detention and Extraordinary Rendition“.
Colonia Italia - Nel Belpaese dal 1945 ad oggi, i servizi segreti di mezzo mondo, in particolare inglesi, nordamericani ed israeliani (responsabili del rapimento a Roma di Mordechai Vanunu nel 1986: il tecnico che rivelò l’esistenza gli armamenti nucleari di Tel Aviv), fanno i loro porci comodi impunemente, e controllano illegalmente la popolazione italiana, ma non solo. Ecco il caso emblematico di Abu Omar. Correva l’anno 2003, esattamente il17 febbraio, quando a Milano, in pieno centro, proprio in via Guerzoni, agenti della Cia sequestrano l’imam egiziano Hassan Mustafa Osama Nasr, meglio noto come Abu Omar. Quello stesso giorno lo hanno trasferito alla base militare di Aviano (in loco sono presenti 50 bombe nucleari B -61), dove l’egiziano è stato interrogato e malmenato per sette ore. Due anni più tardi, su quella scomparsa su cui l’intelligence a stelle e strisce ed il Sismidi Nicolò Pollari (il sodale di don Verzè) hanno provveduto a stendere una fitta coltre di disinformazione, si spalanca una verità inconfessabile per Roma e Washington. In seguito alle torture subite Abu Omar ha perso l’uso delle gambe e dell’udito.
Il sequestro di Abu Omar è stata un’operazione non convenzionale di “rendition” (di “consegna ed estradizione” forzosa) verso un Paese terzo avvenuta con la piena consapevolezza e cooperazione del nostro Servizio segreto militare, il Sismi (oggi denominato Aise), e in violazione della nostra Costituzione.
Sulla, vicenda, il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, istruirà un processo che porterà alla condanna in contumacia dei soli agenti della Cia coinvolti nel sequestro. Pollari e gli altri funzionari del Servizio verranno salvati dal provvidenziale ed immancabile segreto di Stato, riconosciuto da entrambi i governi (Berlusconi & Prodi) che si trovarono a gestire l’ “affaire”.
Segreto di Stato - A copertura come sempre, di qualsiasi illegalità. Il 18 luglio 2006, la Procura della Repubblica di Milano interpella la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il ministro della Difesa per sapere se da, da qualche parte, esistano “comunicazioni e documenti concernenti il sequestro Abu Omar o le vicende che lo hanno preceduto o, in generale, informative relative alla pratica delle cosiddette extraordinary renditions” coperte da segreto di Stato. La risposta di Palazzo Chigi conferma l’inaudito (datata 26 luglio 2006, protocollo n. usg/2.sp/913/50/347): “Esistono documenti su cui risulta apposto il segreto dal precedente presidente del Consiglio (Berlusconi), successivamente confermato dall’attuale presidente (Prodi) per i quali non sussistono le condizioni per la rimozione del segreto”.
Il ministro della difesa Parisi, in una nota indirizzata al magistrato Spataro e datata 27 luglio 2006 (prot. ucg/32509/91.10, pervenuta alla Procura della Repubblica di Milano il successivo 2 agosto, scrive, a proposito del procedimento penale n. 10838/05.21: “…sentito il Presidente del Consiglio dei Ministri che in data di ieri ha risposto a codesto Ufficio confermando il segreto di Stato, questo Ministro della Difesa, conformemente a tale decisione, che condivide, è vincolato al medesimo segreto di Stato e per le medesime ragioni esposte dal Presidente del Consiglio”.
Condanna di carta - Il 14 febbraio 2007 il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza (382 si, 256 no e 74 astensioni) il rapporto che denuncia i 1.245 voli segreti della Cia, i rapimenti commessi sul suolo europeo, le torture a cui i rapiti sono stati sottoposti. E le complicità di almeno 13 paesi che hanno fatto finta di non vedere. Tra i quali l’Italia, dove proprio solo in quel periodo ci sono stati almeno 46 voli segreti. Tra i Paesi accusati di complicità oltre all’Italia, Germania, Gran Bretagna, Polonia, Spagna, Portogallo, Austria, Irlanda, Grecia, Cipro, Danimarca, Romania e Belgio.
Ecco cosa ha argomentato Claudio Fava, il relatore della relazione europea: “Sapevamo che la Cia, dietro Guantanamo, aveva fabbricato un proprio arcipelago gulag, una dozzina di black sites in cui stoccare i presunti terroristi prima di spedirli per gli interrogatori, quelli seri, nelle mani dei professionisti egiziani, giordani, siriani. Sapevamo che taluni voli affittati a squadre di basket da compagnie fantasma venivano utilizzati dai servi americani per trasportare vittime di renditions da un capo all’altro del mondo. Sapevamo e ogni tanti chiedevano il permesso agli americani di spedire anche i nostri poliziotti a interrogare i presunti terroristi in fondo a codeste galere”.
Addirittura il governo Prodi ha ritenuto violato il segreto di Stato da parte dei magistrati “L’autorità giudiziaria di Milano ha acquisito documenti informativi, anche di carattere documentale, attinenti all’identità di 85 dipendenti (del Sismi, ndr) intercettandone le utenze cellulari i uso” ha affermato l’allora vice premier Rutelli, già presidente del Copasir. E così il governo tricolore ha sollevato anche il conflitto tra poteri dello Stato dinanzi alla Corte Costituzionale.
Pensate che questo abuso di Stati sia stato arrestato? Bene, siete in errore. In una terra a sovranità perduta, un rapimento o un attentato, oppure in alternativa un omicidio può toccare a chiunque, se osa molestare il sistema di potere dominante. Cosa c’è di peggio della Cia? Banale: la National Security Agency, attiva sotto mentite spoglie in Italia, grazie anche a sistemi operativi iper-tecnologici e alle solite complicità di alto profilo istituzionale. Recentemente l’ambasciatore USA a Roma in un’intervista al Corriere della Sera ha già dettato la consueta linea politica del nuovo governo tricolore.
In altre parole, altro che elezioni (truccate):  ci vogliono tutti a cuccia sotto il controllo totale. Ora consentiranno al popolo sovrano solo a parole, di mettere una croce sui loro candidati imposti. Insomma, un trattamento da analfabeti e decerebrati: così considerano la popolazione italiana i veri detentori del potere finanziario in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America. Nel cortile di casa hanno maggiordomi, camerieri e servi. A cosa credete che possano servire certe associazioni come l’Aspen Institute? Date un’occhiata alla mostruosità con licenza di uccidere e danneggiare chiunque, senza risponderne, diEurogendfor: fuori dal controllo giudiziario e parlamentare.
Allora, vi sembra la democrazia compiuta in uno Stato di diritto?
Riferimenti:

L'euro contro natura - Alberto Bagnai



"E' perfettamente noto a tutti che l’Euro sarebbe stato un esperimento fallimentare proprio perché mancava alla sua base una unità politica e in particolare una unità nel campo della politica fiscale, questo voglio ricordarvelo è una cosa di dominio pubblico, i fondatori dell’Europa sapevano benissimo che imporre una moneta unica a paesi diversi e con un sistema fiscale profondamente scollegato, avrebbe condotto a una crisi.
Quindi i problemi che fossero noti, lo dobbiamo dare per scontato." Alberto Bagnai
Intervento di Alberto Bagnai, professore di politica economica all’università Gabriele D’Annunzio di Pescara
"Buongiorno agli amici del Blog di Beppe Grillo, sono Alberto Bagnai, insegno politica economica all’università Gabriele D’Annunzio di Pescara, sono di ruolo nell’università dal 1996 e nella mia attività di ricerca mi sono occupato soprattutto di debito pubblico e di debito estero, principalmente nei paesi in via di sviluppo.
Poi è arrivata la crisi e sono stato costretto a occuparmi del mio paese e dell’Europa, nella mia attività scientifica e anche di divulgazione, che si è sviluppato soprattutto in questo ultimo anno, con la aggravarsi della crisi. Volevo fare delle riflessioni con voi sulla sostenibilità dell’Euro e sulla sostenibilità delle attuali regole economiche.
Partendo da una notizia piuttosto interessante, che mi è stata segnalata da uno dei lettori del mio blog, mi ha mostrato un video, che circola, credo che sia stato girato da una televisione tedesca, in cui si vedono due politici tedeschi, presidenti di alcune regioni del sud, che si lamentano del fatto che sono stanchi di raccogliere imposte dai loro cittadini per trasferirle ai cittadini di altre regioni tedesche.
Questo forse vi ricorderà qualche cosa che sta succedendo in Italia, che una parte del dibattito politico, anche nel corso della campagna elettorale, verte sul fatto che alcune regioni del nord sostengono di essere stanche di finanziare con le proprie imposte i bisogni strutturali di regioni del sud.
Ecco, in Italia la parte sviluppata è al nord, in Germania quella sviluppata è a sud, come in anche in Inghilterra del resto.
Che cosa c’entra questa storia con l’Europa? Un po’ c’entra, perché non so se ci avete fatto caso, ma la crisi europea presenta dei caratteri di asimmetria e molto spesso si sente dire, però, che si potrà risolvere questa crisi nel momento in cui si aggiungerà a questa unione monetaria una fiscale, e che cosa dovrebbe essere? Un meccanismo che sostanzialmente oltre a garantire rigore, incorruttibilità, etc., tutte queste belle cose e parole, molto moralistiche, però poi in soldoni dovrebbe permettere alle regioni più forti di aiutare quelle più deboli economicamente con meccanismi automatici di trasferimento.
Perché un’idea di questo tipo? Perché si sa benissimo che l’altra unione monetaria grande, che conosciamo e che funziona, che è quella degli Stati Uniti, che ha più di un secolo di vita, ricordiamolo, che e è passata anche attraverso una guerra di secessione, ricordiamolo, funziona esattamente così? C’è una sola moneta in tutti gli Stati Uniti, che è il dollaro, e però c’è un bilancio federale.
Questo significa che una parte, non trascurabile, delle imposte che i cittadini pagano va non al bilancio dello Stato in cui risiedono, ma al bilancio dell’unione di questi Stati, appunto gli Stati Uniti, e questo che vantaggi ha? Diversi, tra cui il più banale è che se in un singolo Stato c’è un problema, dico l’Alabama, come per esempio in Europa c’è un problema in Grecia, automaticamente il bilancio federale, è stato calcolato da studiosi negli anni 90, compensa 40 centesimi per ogni dollaro di reddito che il cittadino dello Stato in crisi ha perso perché automaticamente deve pagare meno tasse al bilancio federale e riceve anche sussidi di vario tipo, di disoccupazione.
Quindi c’è un meccanismo cuscinetto che è abbastanza rilevante, perché copre tra un 40 e un 30 per cento degli shock che riceve il reddito del cittadino dello Stato svantaggiato, e poi è automatico: non c’è bisogno di andare ogni volta a Washington per litigare, semplicemente le regole sono queste.
Ecco, in Europa se ci fosse una cosa di questo tipo è indubbio che staremmo molto meglio e la domanda è perché in Europa non c’è una cosa di questo tipo? Non sapevamo forse che non si può avere una moneta unica senza avere un bilancio pubblico unico? E qui purtroppo casca l’asino, cioè casca l’Euro, perché intanto è perfettamente noto a tutti che l’Euro sarebbe stato un esperimento fallimentare proprio perché mancava alla sua base una unità politica e in particolare una unità nel campo della politica fiscale, questo voglio ricordarvelo, lo hanno ricordato anche altri blogger, Messora, è una cosa di dominio pubblico, i fondatori dell’Europa sapevano benissimo che imporre una moneta unica a paesi diversi e con un sistema fiscale profondamente scollegato, avrebbe condotto a una crisi, lo ha detto per esempio il presidente Prodi al Financial Times nel 2001, lo hanno ripetuto anche tante altre persone, al punto che Luigi Zingales, un noto economista, un collega con un curriculum 67 volte più brillante del mio, ha palesemente detto che la crisi europea era premeditata e che l’Euro in questo senso era un disegno criminale, era una sua intervista rilasciata, la trovate sul web.
Quindi i problemi che fossero noti, lo dobbiamo dare per scontato.
Perché è estremamente improbabile che si trovi una soluzione? Qui torniamo all’inizio della nostra chiacchierata: a voi sembra probabile che dei bavaresi che non vogliono più dare soldi a dei sassoni, per dire un’altra regione tedesca, abbiano invece voglia di darli a dei napoletani, calabresi o ateniesi? A me sinceramente no!
Cioè di fatto questa unione monetaria per sopravvivere ha bisogno di trasferimenti che sono gli stessi trasferimenti che noi riteniamo politicamente improponibili a livello locale.
Ora questa cosa non ve la sto dicendo solo io, che appunto vengo da una università della east Coast italiana, questa cosa è nota a tantissimi economisti.
O mentono sapendo di mentire o sono disinformati. Vi posso dire che per esempio Paolo Manasse, dell’università di Bologna, un altro stimatissimo collega, a dicembre ha pubblicato un articolo nel suo blog in cui dice: “Ho una visione molto pessimistica dell’Euro perché purtroppo i trasferimenti che sono necessari per mantenerlo insieme, per tenere insieme i vari Stati, sono troppo ingenti”.
C’è anche un altro economista che leggo spesso che si chiama Jacqes Sapir che ha fatto un conto, si chiama “Il costo del federalismo” il suo articolo (art. originale). Secondo Jacq Sapir il totale di questi trasferimenti sarebbe pari a un ammontare di 257 miliardi di Euro esclusi i fondi che normalmente viaggiano tra un paese europeo e l’altro per la cosiddetta coesione e quindi per rimediare i problemi strutturali dei paesi in difficoltà.
Somme di queste tipo sono assolutamente improponibili sotto il profilo politico e ne è prova il fatto che un mese fa le trattative sul bilancio federale dell’Unione Europea si sono arenate completamente su delle somme molto inferiori, dell’ordine di grandezza dei decimi di punto percentuale di Pil europeo.
Quindi vi rifaccio tutto il discorso: paesi che litigano per non trasferire al loro interno soldi dal nord al sud, paesi che hanno fatto ostracismo al bilancio della commissione europea, su somme tutto sommato ridicole, dovrebbero poi trasferire 475 miliardi dal nord al sud per favorire lo sviluppo strutturale delle sud e la convergenza, ma perché? È assolutamente improponibile! Quindi è chiaro che chi propone una uscita dalla crisi in termini di "più Europa", diciamo lo possiamo classificare in due categorie, o mente sapendo di mentire o è disinformato.
E questa però, purtroppo sembra essere una visione molto molto diffusa, se non addirittura la visione unanime nella classe politica che vi trovate di fronte.
E direi che sotto questo profilo non si può che essere d’accordo con certi atteggiamenti che dicono che i politici attuali dovrebbero tutti andarsene a casa.
Dal mio punto di vista, fino a che continuano a raccontare la storiella del "più Europa" effettivamente dovrebbero farlo!
Si trae una conclusione inevitabile, che essendo politicamente improponibile fare sopravvivere le economie più deboli con trasferimenti dal nord bisognerà fare quello che la teoria economica dice che si deve fare quando delle economie non hanno i requisiti per stare insieme: semplicemente separarle.
Questo sarà l’esito inevitabile della situazione che stiamo vivendo e dobbiamo essere informati e consapevoli del fatto che l’esito sarà questo, dobbiamo essere consapevoli che non è un esito disastroso, perché abbiamo molti precedenti storici di unioni monetarie che si sono dissolte e non sono arrivate le cavallette e neanche la pioggia di fuoco, ci sono delle criticità che devono essere capite e gestite. Ci deve essere una classe politica che si deve prendere le proprie responsabilità e soprattutto bisogna capire che se si è commesso un errore, rimediare a questo non è andare indietro, ma crescere, cioè andare avanti."
Fonte : http://www.beppegrillo.it/2013/02/leuro_contro_natura_-_alberto_bagnai.html?s=n2013-02-09